I serial killers sono la peggior specie di assassini.
Essi violano il diritto alla vita per il solo piacere personale, e talvolta per la ricerca di una notorietà che dia senso alle loro altrimenti vuote ed insignificanti vite.
Un approccio scientifico garantisce la diffusione di una cultura che ci permetta di reagire in modo radicale ed immediato alla diffusione di questo fenomeno.
Dobbiamo essere più forti, più veloci, più preparati di loro.
Dobbiamo stargli un passo avanti, guardarli dall'alto.
La nostra unica arma è la conoscenza.
(David Papini)

Visualizzazione post con etichetta Cronaca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cronaca. Mostra tutti i post

domenica 18 gennaio 2009

Il caso del serial killer dei conigli


In Germania, nella valle della Ruhr, più di quaranta animali uccisi

Al caso hanno dato il nome "Bunny murders", letteralmente "gli omicidi dei coniglietti". Ma cartoni animati e peluche non c'entrano nulla purtroppo.

Nella valle della Ruhr, in Germania, un serial killer di animali entra nei giardini delle ordinate abitazioni locali e massacra senza pietà i conigli domestici: dalla scorsa estate le vittime sarebbero oltre 40.

Sono tanti i proprietari di animali domestici in quest'area che circonda Dortmund. Principalmente conigli, allevati per competizioni o tenuti come animaletti da compagnia, raramente destinati a finire in tavola come parte di piatti saporiti.
Ora sono tutti terrorizzati. Questa serie di crimini, già odiosi, si porta infatti dietro un bagaglio di preoccupazioni ancora più gravi: la paura che il serial killer dei coniglietti, assaporato il piacere di uccidere, il gusto nella sopraffazione e il potere di dare la vita e la morte, possa cominciare a prendere di mira gli uomini, una possibilità tutt'altro che remota.

La modalità seguita dal killer è un rito di rarà brutalità: teste decapitate, sangue prosciugato, zampe mozzate lasciate davanti alle porte delle abitazioni. I delitti avvengono quasi sempre di notte. L'ultima risale a domenica scorsa.

Una vicenda simile era già accaduta nella Bassa Sassonia, dove in pochi mesi nel 1999 erano stati ammazzati più di quaranta cavalli, ritrovati quasi sempre decapitati. Anche allora, secondo le forze dell'ordine, era stata una mano sola a colpire. Ma nessuno è mai stato incriminato.

Gli inquirenti sospettano che dietro a questi fatti ci possa essere la pista delle sette sataniche. Uno degli animali è stato infatti trovato in una bara da bambino, avvolto in un vestito di velluto rosso.

Le forze dell'ordine ammettono però che le indagini sono in alto mare. Sono stati sentiti più di trecento proprietari di animali e fino ad ora non è stato trovato nemmeno un testimone.
Sono stati raccolti anche dei campioni di DNA per cercare qualsiasi informazione utile, ma per ora non ci sarebbero stati riscontri.

Il profilo del killer elaborato dagli inquirenti è quello di un solo uomo, o di una piccola squadra molto organizzata, che conosce bene il posto e potrebbe scegliere le sue vittime con Google Earth, il servizio di mappe on line fornito da Google.
Sul serial killer dei conigli pende una taglia di 2.500 euro offerta da alcune associazioni animaliste.

Ergastolo al serial killer della scacchiera



Pronunciato a Mosca il verdetto contro Aleksandr Pichushkin, il serial killer della scacchiera

Mosca 29 ottobre - Aleksandr Pichushkin, il trentatreenne serial killer della scacchiera (chess board serial killer), è stato condannato all'ergastolo, ma non ha perso per questo le sue manie di onnipotenza e la propria sfacciataggine.

Alla lettura della sentenza, accolta glacialmente, l'imputato ha infatti risposto al giudice che gli chiedeva se avesse sentito: "non sono mica sordo!".

48 sono gli omicidi di cui è stato ritenuto colpevole l'omicida seriale, ma lui ne rivendica sempre 60 e ribadisce che voleva raggiungere quota 64, come le caselle del gioco degli scacchi.

La condanna al massimo della pena, intanto, non soddisfa i familiari delle vittime: la madre di una donna uccisa afferma che "soltanto la pena di morte potrebbe darmi un po' di sollievo. Ma in Russia non c'è". Attualmente nella Federazione è in vigore una moratoria sulla pena capitale, ma l'efferatezza dei crimini commessi da Pichushkin ha accesso feroci dibattiti, anche per via dell'atteggiamento dell'uomo, che si dice non pentito e si paragona a Dio per aver potuto, "da solo", disporre di 60 vite.

La linea della sua difesa che aveva sostenuto la tesi dell'infermità mentale, in ogni caso, non è fortunatamente passata e per il tribunale la parola definitiva è stata: "Ergastolo, nessuna attenuante".

In carcere, adesso, Pichushkin avrà di certo tempo a volontà per riflettere sul proprio operato, resta da vedere se vorrà ravvedersi. Francamente, ci pare davvero cosa improbabile.

Leonarda Cianciulli


Leonarda Cianciulli è passata alla storia per i tre omicidi (numero minimo per essere riconosciuti come Serial Killer) compiuti con incredibile freddezza, ma anche per le sue dichiarazioni in tribunale e soprattutto per il suo memoriale: "Confessioni di un'anima amareggiata".
Un libro di 700 pagine, una sorta di autobiografia che la Cianciulli scrisse dopo la condanna, narrando la propria storia e riportando fedelmente le descrizioni degli omicidi da lei compiuti.
Su di quel libro, processo a parte, si basa tutto ciò che si conosce della storia della Saponificatrice di Correggio. Vi ricordiamo che la donna è finita in manicomio, perciò ogni riferimento a magie, maledizioni, sogni premonitori e profezie zingaresche potrebbe non corrispondere a realtà, ma essere soltanto un parto della mente malata di Leonarda Cianciulli.
Leonarda nasce a Montella di Avellino nel 1893, concepita in seguito a una violenza carnale subita da Emilia Di Nolfi. Emilia sarà costretta a sposare il suo violentatore e odierà per sempre quella creatura, anche dopo aver divorziato ed essersi risposata con Mariano Cianciulli, dal quale avrà altri figli.
Leonarda è una bambina debole, malaticcia ed epilettica ed è maltrattata dalla madre, mentre i fratelli la isolano e la trattano allo stregua di una paria.
La sfortunata bambina cerca di sfuggire alla propria situazione famigliare tentando più volte il suicidio ma è sfortunata anche da quel punto di vista:
"Cercai due volte di impiccarmi; una volta arrivarono in tempo a salvarmi e l'altra si spezzò la fune. La mamma mi fece capire che le dispiaceva di rivedermi viva. Una volta ingoiai due stecche del suo busto, sempre con l'intenzione di morire e mangiai dei cocci di vetro: non accadde nulla".
Nonostante non sia una grande bellezza (grassa e dal viso mascolino), Leonarda trova nell'addolescenza una via di consolazione alla sua triste vita: la compagnia maschile.
Un bel giorno uno dei tanti uomini da lei frequentati, l'impiegato statale Raffaele Pansardi, la sposa e la porta via dalla madre. I due coniugi Pansardi si trasferiscono infatti a Lariano, un paesino dell'Alta Irpinia…sul quale, poco tempo dopo, si abbatte un terribile terremoto. Leonarda e suo marito cadono in rovina e si trasferiscono nuovamente, questa volta in Emilia Romagna, a Correggio (Reggio Emilia).
Il paesello verrà reso famoso dalla Saponificatrice, ancora prima che da Ligabue.
I cittadini accolgono bene la coppia, che vive in Via Cavour 11A. Leonarda si ingegna in un commercio di abiti usati. Grazie a questo commercio e grazie al rimborso danni per il terremoto, la coppia risolleva ben presto la propria economia, tanto da permettersi una collaboratrice domestica.
Nonostante la nuova situazione economica, la donna non riesce a godersi la vita perché è ossessionata dalla maledizione che sua madre ha pronunciato in punto di morte, una maledizione che le augura una vita piena di sofferenze. Come se ciò non bastasse, anni prima una zingara le aveva fatto una terribile profezia, la cui prima parte recitava: "Ti mariterai, avrai figliolanza, ma tutti moriranno i figli tuoi".
Mai predizione fu più veritiera: le sue prime 13 gravidanze finiscono con 3 aborti spontanei e 10 neonati morti nella culla.
Dopo l'intervento di una "strega" locale, Leonarda riesce finalmente a portare a termine non una, ma ben quattro gravidanze. Un caso? Auto- condizionamento? Magia? Non lo potremo mai dire con certezza, ma sta di fatto che adesso Leonarda Cianciulli non è più la bambina che cerca il suicidio per sfuggire a una vita priva di amore materno, il destino l'ha trasformata in una madre disposta ad uccidere chiunque provi a strapparle via quei 4 preziosi doni del destino.

È il 1939, Giuseppe, il primogenito, è iscritto a lettere all'Università di Milano, Bernardo e Biagio frequentano il ginnasio, Norma l'asilo delle suore.
C'è una guerra alle porte, l'angoscia di Leonarda è sempre maggiore, sopratutto teme che l'esercito si porti via il suo Giuseppe, a combattere contro gli Alleati.
Memore dell'intervento magico compiuto anni prima della strega, e andato a buon fine, Leonarda trova ben presto la soluzione al suo problema: la magia.
"Non potevo sopportare la perdita di un altro figlio. Quasi ogni notte sognavo le piccole bare bianche, inghiottite una dopo l'altra dalla terra nera...per questo ho studiato magia, ho letto i libri che parlano di chiromanzia, astronomia, scongiuri, fatture, spiritismo: volevo apprendere tutto sui sortilegi per riuscire a neutralizzarli".
Leonarda si rivela un'ottima "apprendista", in poco tempo diventa una maga rinomata nella zona. Fa gli oroscopi e legge le carte alle amiche e alle persone (soprattutto donne sole) che si recano nel suo studio magico, ma la Saponificatrice fa le carte anche su se stessa, nella speranza di conoscere il destino di Giuseppe.

Una notte i sogni spaventosi di Leonarda scompaiono e al loro posto appare una Madonna. In braccio porta un Gesù bambino nero e spiega alla donna cosa deve fare: ci vogliono dei sacrifici umani per salvare i suoi figli.
La novella maga decide così di passare al setaccio tutte le proprie clienti, fino a quando non trova tre potenziali vittime che fanno al caso suo: tre donne sole, mature e disposte a tutto pur di cambiare la loro triste e noiosa vita a Correggio.
È il momento di agire.
La prima vittima si chiama Faustina Setti, una settantenne che non ha ancora perso le speranze di trovare marito e che si consulta spesso con la maga per conoscere il proprio destino amoroso.
Leonarda le legge le carte, le promette che sono in arrivo novità e un giorno le comunica finalmente la "lieta" novella: un ricco amico della Cianciulli stessa, e residente a Pola, ha deciso di sposarsi, e ha visto in Faustina Setti la sua donna ideale. Leonarda consiglia all'amica di vendere tutti i propri averi e di non fare parola con nessuno su questa storia, per non scatenare inutili invidie.
Il giorno della partenza Faustina si presenta, tinta truccata ed eccitata come una bambina, dalla maga sua amica, per gli ultimi saluti di rito.
La Cianciulli le offre un caffè, anche se ci sarà da aspettare un po': il fornello è occupato da un enorme pentolone pieno d'acqua bollente sul fuoco, è ora di fare una scorta di sapone per l'inverno! Nell'attesa del caffè, consiglia perciò alla Setti di guadagnare tempo, magari scrivendo delle lettere ai parenti, nelle quali annuncia che l'incontro con l'uomo è andato a buon fine.
Mentre la settantenne, mezza analfabeta, si affatica sulle lettere, Leonarda prende la scure e le spacca la testa. Il corpo viene sezionato in nove parti, il sangue raccolto in un catino per scopi ben poco ortodossi…
"...gettai i pezzi nella pentola, aggiunsi sette chilogrammi di soda caustica, che avevo comprato per fare il sapone, e rimescolai il tutto finché il corpo sezionato si sciolse in una poltiglia scura e vischiosa con la quale riempii alcuni secchi, che vuotai in un vicino pozzo nero. Quanto al sangue del catino, aspettai che si coagulasse, lo feci seccare al forno lo macinai e lo mescolai con farina, zucchero, cioccolato, latte e uova, oltre a un poco di margarina, impastando il tutto. Feci una grande quantità di pasticcini croccanti e li servii alle signore che venivano in visita, ma ne mangiammo anche Giuseppe e io".
Il giorno dopo la Saponificatrice manda l'ignaro Giuseppe a Pola, a imbucare le lettere scritte dalla povera Faustina innamorata.

La seconda vittima si chiama Francesca Soavi. È una donna molto attiva, che si sente in gabbia nel paesino Emiliano, così si reca spesso da Leonarda perché vuole sapere dalle carte se troverà mai un posto di lavoro in qualche altra città.
La Cianciulli le promette che a Piacenza c'è ad aspettarla un posto da maestra elementare in un collegio femminile. La donna ringrazia entusiasta e, come Faustina, una fredda mattina del settembre 1940 si reca a salutare la maga, per ringraziarla dell'aiuto.
Anche se con qualche difficoltà in più, Leonarda convince Francesca a non fare parola con nessuno e a scrivere le solite lettere d'addio. Poi compie il suo secondo sacrificio umano.
Questa volta ruba i soldi dalle tasche della vittima e, giorni dopo, si presenta alla famiglia dicendo che è stata incaricata da Francesca a vendere tutte le sue cose.
Giuseppe intanto viene mandato a imbucare delle lettere a Piacenza.

Terza e ultima vittima. Virginia Cacioppo è una cinquantatreenne ex cantante lirica, che non riesce ad accettare l'età e che passa le giornate ricordando malinconicamente i passati successi artistici.
Leonarda la convoca nel suo studio e le promette che un suo amante, dirigente di un fantomatico teatro di Firenze, sarebbe disposto ad assumere Virginia come segretaria e, eventualmente, potrebbe anche inserirla in qualche spettacolo. La cantante lirica accetta entusiasta e, per rispetto nei confronti dell'amica, non racconta a nessuno del misterioso amante-dirigente di Firenze che la vuole assumere.
Il 30 settembre 1940 si ripete alla perfezione l'ormai solito copione di morte della Saponificatrice.
"Finì nel pentolone, come le altre due. La sua carne era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle belle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i dolci furono migliori: quella donna era veramente dolce".

A incastrare Leonarda Cianciulli non saranno né un errore madornale né un investigatore geniale, come succede in tutte le storie di assassini seriali, ma saranno bensì una parente impicciona e un prete avido.
Il 30 settembre 1940, prima di sparire, la Cacioppo era stata seguita da una cognata, curiosa di sapere perché Virginia le aveva venduto tutti i vestiti. La donna, non vedendo più uscire Virginia dalla casa in Via Cavour, si insospettisce e mette in guardia la questura. La questura stessa, poco tempo dopo, durante dei controlli, incappa in un Buono del Tesoro della Cacioppo, depositato alla Banca di San Prospero da un prete di campagna.
Interrogato dagli inquirenti il parroco confessa di aver comprato il Buono da A. Prosperi, amico-amante della Cianciulli.
Leonarda è alle strette. Il questore vuole spiegazioni, ma è nuovamente la Madonna con il Gesù nero ad apparirle in sogno e a dirle di confessare tutto.

EPILOGO
Durante il processo (1946), la mamma assassina, sarà costretta nuovamente a difendere l'adorato Giuseppe dall'accusa di averla aiutata negli omicidi.
Gli inquirenti giustamente hanno diversi dubbi sulle possibilità che una donna di cinquanta anni, alta un metro e cinquanta e tarchiata, sia riuscita da sola uccidere e sezionare tre esseri umani.
Così Leonarda, pur di salvare dalle accuse Giuseppe, propone alla corte di eseguire per loro ciò che ha fatto alle altre donne. A sorpresa il giudice accetta la proposta e vengono fatti portare nell'aula il cadavere di un vagabondo, un pentolone e una scure. In 12 minuti netti, sotto agli sguardi allibiti dei magistrati e degli avvocati, il vagabondo viene sezionato, smembrato e bollito per fare saponette. Leonarda è la sola colpevole. Il prete e il suo amante se la cavano con un'accusa di ricettazione.
Condannata a 30 anni di carcere e 3 anni di manicomio, Leonarda passa la sua condanna nelle strutture di Pozzuoli e Aversa, lavorando all'uncinetto, facendo il discorso di benvenuto ai funzionari ministeriali in visita e cucinando biscotti per tutte le sue compagne. A questo proposito, una suora che l'ha conosciuta ricorda: "Malgrado gli scarsi mezzi di cui disponevamo preparava dolci gustosissimi che nessuna detenuta però, si azzardava a mangiare. Credevano che contenessero qualche sostanza magica."
Il 15 settembre 1970, in seguito a apoplessia celebrale, la Cianciulli si è spenta nel manicomio criminale di Pozzuoli ed è stata seppellita nella fossa comune della città campana.
Alla sua misteriosa figura di madre (e quindi di dispensatrice di vita) che si trasforma in terribile assassina sono ispirati il film "Gran Bollito" di Bolognini, lo spettacolo teatrale "Amore E Magia Nella Cucina Di Mamma" della Wertmuller e "Cianciulli!" della band Heavy Metal AFA, ma anche pagine su pagine di libri.



"Vedo nella tua mano destra il carcere, nella sinistra il manicomio"
(seconda parte della profezia della zingara)

venerdì 16 gennaio 2009

Processo al serial killer di Ipswich


Contestati a Steve Wright gli omicidi di cinque prostitute

Ipswich - Si è aperto lunedì il processo al serial killer di Ipswich
Steve Wright, manovratore portuale di 49 anni, è accusato di aver strangolato almeno cinque prostitute nel 2006 nella contea del Suffolk, nell'est dell'Inghilterra.

I corpi delle vittime - Tania Nicol, 19 anni, Gemma Adams, 25 anni, Anneli Alderton, 24 anni, Paula Clennell, 24 anni e Annette Nicholls, 29 anni - tutte prostitute a Ipswich, sono stati ritrovati tra il 2 e 12 dicembre 2006 in zone rurali alla periferia di Ipswich, 110 chilometri a nord-est di Londra.

Le giovani donne, che si conoscevano tutte, erano tossicodipendenti e si vendevano nella cittadina britannica per procurarsi la droga. Al momento del ritrovamento alcuni cadaveri presentavano segni di strangolamento.

A maggio scorso Wright si è dichiarato innocente. Il suo processo durerà almeno sei settimane.

venerdì 9 gennaio 2009

La confessione del serial killer Sebai divide i magistrati


Chiesta la condanna a 20 anni per l’omicidio di Rosa Lapiscopia e l’assoluzione per l’omicidio Commessatti
«Il serial killer è un mitomane». «No, è credibile». La procura di Taranto è spaccata sull’attendibilità di Ben Mohamed Ezzedine Sebai, 44 anni, di Kairouan, il tunisino che ha confessato altri dieci omicidi dopo essere stato condannato con sentenza definitiva a 4 ergastoli per la morte di altrettante anziane donne pugliesi. A Taranto si sta svolgendo il processo con il rito abbreviato per quattro delitti di cui Sebai ora si attribuisce la responsabilità. Nell’udienza di ieri, il sostituto procuratore Maurizio Carbone ha chiesto la condanna del serial killer a 20 anni di carcere in relazione all'omicidio di Rosa Lucia Lapiscopia, di 90 anni, uccisa a Laterza il 21 agosto del 1997. Un altro pubblico ministero, Vincenzo Petrocelli, ha invece sollecitato l’assoluzione per l'omicidio di Celestina Commessatti, di 73 anni, ammazzata a Palagiano il 13 agosto 1995.
I magistrati sono divisi. Solo in un caso su quattro sono risultate convincenti, ed evidentemente supportate da riscontri, le dichiarazioni del tunisino che, armato di coltello, girava la Puglia a caccia di anziane. Nella scorsa udienza, il pm Antonella Montanaro aveva chiesto l'assoluzione di Sebai per gli omicidi di Grazia Montemurro, di 75 anni (uccisa a Massafra il 4 aprile 1997), e Pasqua Rosa Ludovico, di 86 anni (ammazzata a Castellaneta il 14 maggio 1997).
Il tunisino è stato etichettato come un «mitomane» o «autocalunniatore» che vuole scagionare detenuti che ha conosciuto in carcere.
Il gup Valeria Ingenito ha deciso di respingere la richiesta di sospensione del processo e l'eccezione di incostituzionalità dell’art. 52 del codice di procedura penale nella parte che prevede la facoltà e non obbligo del persona che svolge la funzione del pubblico ministero. A sollevare la questione era stato l'avv. Luciano Faraon, difensore di Sebai. Secondo il legale, sia il pm Montanaro che il sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli «avrebbero dovuto astenersi per evidenti situazioni di incompatibilità visto che hanno sostenuto l'accusa di persone che alla luce delle confessioni del Sebai risultano invece essere innocenti».
Riferendosi ai due magistrati, Faraon osserva che «la condanna del Sebai per gli omicidi per cui si procede farebbe emergere anche il loro coinvolgimento e non improbabili responsabilità, la cui sussistenza ad avviso dello scrivente dovrà accertata dal Csm, per le ingiuste condanne di persone innocenti».
L'omicidio Lapiscopia, per il quale è stata chiesta la condanna, era ancora insoluto. Per gli altri delitti erano stati condannati in via definitiva 7 imputati, ma solo uno di questi (Cosimo Montemurro, condannato a 18 anni per l’omicidio della zia Grazia) ha ottenuto dalla Corte d'Appello, dopo 10 anni di carcere, la semilibertà. Alti 4 hanno finito di scontare la pena: Davide Nardelli (8 anni per l’omicidio di Celestina Commessati), Francesco Orlandi (11 anni per l’omicidio di Rosa Lucia Lapiscopia), Arcangela Tinelli e Maria Palmisano (condannate rispettivamente a 10 anni e 2 anni di reclusione per l’omicidio di Maria Valente, di 83 anni, uccisa a Palagiano il 29 luglio 1997). Due, infine, sono ancora in carcere: Giuseppe Tinelli (ergastolo per gli omicidi Commessatti e Valente) e Vincenzo Faiuolo (25 anni di carcere per l’omicidio Lapiscopia).
Sebai, il serial killer per destinazione, ha svelato il motivo per il quale si è trasformato in pluriomicida. «Bevevo 11 litri di vino al giorno e sentivo delle voci che mi dicevano di uccidere le vecchiette» ha detto il tunisino ai giudici. «Ho avuto un’infanzia difficile. Mia nonna mi faceva picchiare dagli zii. Mi legavano e bastonavano e per questo sono stato sempre abituato a girare con il coltello in tasca. Dopo il mio arresto avevo bisogno di un ospedale per essere curato, non di un carcere. Ora chiedo perdono».

Ludwig: libero Marco Furlan, condannato a 27 anni per 15 omicidi commessi tra Italia e Germania


Tra il 1977 e il 1984, sotto il nome di Ludwig, commisero almeno 15 delitti (si sospetta che in realtà siano stati circa 28) tra Italia e Germania, mentre altre 39 persone rimasero feriti nei loro atti dichiaratamente neonazisti.

Stiamo parlando di Marco Furlan, 51 anni, e Wolfgang Abel, 49 anni, che rivendicarono quelle morti con una dettagliata lettera inviata al quotidiano Il Gazzettino, poi ribadì il concetto al quotidiano Repubblica nel 1980:

La nostra fede è nazismo. La nostra giustizia è morte. La nostra democrazia è sterminio. Rendiamo noto che abbiamo puntualmente rivendicato il rogo di san Giorgio a Verona con il messaggio inviato a “La Repubblica”. Alleghiamo un dischetto metallico identico a quello applicato sulla più grande delle tre torce usate. Gott mit uns

I due, il cui intento di “purificare il mondo”, furono arrestati il 4 marzo del 1984 dopo che aver cercato di dar fuoco alla discoteca “Melamara” di Castiglione delle Stiviere, Mantova.

Da quel momento ha avuto inizio un lungo e travagliato percorso processuale che li ha visti condannati a 30 anni di carcere il 10 febbraio 1987, rimessi il libertà il 15 giugno 1988 per decorrenza dei tempi di carcerazione, poi nuovamente condannati definitivamente a 27 anni di carcere l’11 febbraio 1991 dalla Corte di Cassazione.

Lo scorso 3 gennaio, dopo poco più di 18 anni effettivamente scontati nel carcere milanese di Opera, Marco Furlan è stato rimesso in libertà: ha fruito di ben 3 condoni e di 45 giorni per ogni semestre per via della buona condotta e può ora considerarsi un uomo libero.

Il suo compagno, invece, dovrebbe tornare a far parte integrante della società tra circa due anni. Che dire, saranno cambiati o dobbiamo iniziare a preoccuparci?


venerdì 2 gennaio 2009

JACK "LO SQUARTATORE"

Photobucket
(identikit)


Jack lo squartatore (inglese: Jack The Ripper) è lo pseudonimo dato ad un serial killer che ha agito a Londra, nel quartiere degradato di Whitechapel e nei distretti adiacenti, nell'autunno del 1888.
Il nome è tratto da una lettera, pubblicata al tempo delle uccisioni, destinata alla Central News Agency e scritta da qualcuno che dichiarava di essere l'assassino.
Durante la sua attività criminale, sono state attribuite a Jack lo squartatore cinque vittime, ma è possibile che abbia ucciso anche altre persone.
Mary Ann Nichols, prostituta di 45 anni, fu la prima vittima accertata. Il suo corpo viene ritrovato il 31 agosto 1888, alle 4 del mattino, in Buck's Row, di fronte uno dei tanti mattatoi del quartiere. La vittima presentava la gola tagliata fin quasi alla decapitazione.L'autopsia, studiando il taglio alla gola, rivelò che l'assassino era mancino, fatto che poi verrà smentito da tutti i criminologi che hanno studiato il caso. I giornali dell'epoca, che riportavano ogni giorno articoli relativi a donne accoltellate, bruciate vive, sfregiate e mutilate, diedero enorme rilievo al caso definendolo "strano" rispetto ad uno dei tanti che costellarono l'"Autunno di terrore".
Annie Chapman, 48 anni, prostituta, è la seconda vittima ufficiale di Jack lo squartatore. Fu ritrovata uccisa l'8 settembre 1888, nel cortile del numero 29 di Hanbury Street, a Whitechapel, da un fattorino. Il suo corpo giaceva steso in aria tra la porta e la palizzata, uno spazio di circa ottanta centimetri. La gola era squarciata e la testa era di poco attaccata al busto. Il ventre era aperto; gli intestini erano appoggiati sulla spalla destra della vittima.
Elizabeth Stride viene trovata in Berner Street, presso il cortile di un circolo di ebrei e tedeschi, da un cocchiere. La vittima presenta solo un profondo taglio alla gola, dalla quale, afferma il cocchiere, usciva ancora del sangue. Ciò porta alla conclusione che il cocchiere deve aver disturbato il lavoro dello Squartatore, che quindi non ha avuto modo di infierire sulla donna. Ciò è suffragato dal ritrovamento della seconda vittima, Catherine Eddowes, in Mitre Square; la donna era stata sottoposta ad un vero e proprio martirio, cosa che confermerebbe il "cambio di programma" dell'assassino che, non riuscendo ad accanirsi sulla Stride, ha cercato un'altra prostituta su cui infierire.
Catherine Eddowes giaceva a Mitre Square, in un lago di sangue, a pancia in su, come tutte le altre vittime. La faccia era sfregiata: naso e lobo dell'orecchio sinistro erano tagliati, così come la palpebra dell'occhio destro, solcata da profondi tagli. Il volto era sfigurato con un taglio a "V" sulla parte destra e con numerosi tagli sulle labbra tali da mostrare le gengive. Il corpo era sventrato con un taglio dall'inguine alla gola; lo stomaco e gli intestini erano stati estratti e appoggiati sulla spalla destra della donna, il fegato appariva tagliuzzato, il rene sinistro e gli organi genitali erano stati portati via. Per finire, la vittima era stata come al solito sgozzata con un taglio fin quasi alla decapitazione.
Mary Jane Kelly è l'ultima vittima canonica attribuita a Jack lo squartatore. L'omicidio di Mary Kelly è considerato il più orribile di tutti quelli attribuiti al serial killer. Il suo corpo viene scoperto l'8 novembre 1888, poco dopo le 10:45. Il corpo, o quello che ne rimaneva, giaceva sul letto della camera dove la donna viveva, al numero 13 di Miller's Court, vicino a Spitalfields.

Durante il periodo in cui sono avvenuti i delitti, la polizia e i giornali hanno ricevuto molte migliaia di lettere riguardanti il caso. Alcune erano di persone ben intenzionate che fornivano informazioni per la cattura del killer; la maggioranza però sono state considerate inutili e di conseguenza ignorate.
Photobucket
Sono state fatte innumerevoli congetture su chi possa essere stato il serial killer che terrorizzò la Londra vittoriana, alcune improbabili come quella che lo identifica con il poeta e drammaturgo Oscar Wilde.

domenica 21 dicembre 2008

Jeffrey Dahmer


Nome Completo: Jeffrey Lionel Dahmer
Soprannome: Il cannibale di Milwaukee
Nato il: 21/05 1960 - Morto il: 28/11 1994
Vittime Accertate: 15
Omicidi Confessati: 17


MODUS OPERANDI: Le sue vittime erano giovani omossessuali, che portava a casa. Queste venivano drogate per poi essere violentate, uccise, nuovamente violentate e fatte a pezzi. Alcune parti dei corpi venivano conservate, mangiate, altre tenute come souvenir o sciolte nell’acido.

Il Cannibale di Milwaukee e il Mondo intero fanno conoscenza per la prima volta e in modo del tutto casuale il 22 luglio 1991: Tracy Edwards viene fermato da una volante di polizia perché correva nudo, e in manette. Questi confessa di essere inseguito da un pazzo omicida e, in poco tempo, gli investigatori porteranno a galla una delle storie di Serial Killer più malata e depravata che si ricordi.
Jeffrey Dahmer cresce in una famiglia benestante, una di quelle famiglie prese di mira e derise da Marylin Manson nel suo "Portrait Of An American Family", una di quelle famiglie più attente all'apparenza che alla sostanza.
Dietro alla facciata puritana e felice che la famiglia Dahmer dava a vedere, c'era infatti del marcio.
I suoi genitori si odiavano, si ingiuriavano e si picchiavano. Arriveranno al divorzio, il quale sarà molto doloroso per Jeffrey.
Sua madre, alcolizzata e "pasticcomane", passava il tempo a ingurgitare ogni tipo di medicinale, come durante la gravidanza: in quel periodo arrivò a ingerire anche 26 pasticche al giorno.
Come se l'ambiente famigliare non bastasse a minare la psiche del giovane individuo, Jeffrey subisce anche diversi episodi di molestia sessuale e violenza carnale da parte di un vicino.
Interrogato dai suoi psichiatri dopo l'arresto, egli negherà sempre che questi episodi fossero, anche minimamente, in relazione con la sua successiva omosessualità e la sua violenza omicida, ma è davvero difficile credergli.
È a 13 anni che il Cannibale capisce di essere omosessuale, nei suoi 14 anni va invece collocata la sua prima esperienza, con un ragazzo del quartiere.
Ma la follia sta già covando nella mente di Jeffrey e non tarderà a far sentire forte la sua voce.
Dahmer ha 16 anni e comincia ad avere fantasie sessuali molto violente, nelle quali lui ha il controllo assoluto e totale. La fantasia più ricorrente: uccidere un uomo a colpi di manganello e poi violentarne il corpo inanimato.
Non è tutto: come tutti i bambini normali Jeffrey ha la passione per gli animali. Ma Jeffrey non è un bambino normale, è un bambino completamente folle.
Il ragazzino passa intere giornate perlustrando il ciglio delle strade trafficate, alla ricerca di animaletti morti che raccoglie e porta a casa. Una volta rimasto solo in garage, prende i piccoli cadaveri e compie su di essi diversi esperimenti, il suo preferito è scioglierli nell'acido.
1978. Jeffrey non è più un ragazzino. Ha lasciato da qualche anno il tetto di famiglia sotto il quale è cresciuto, sotto il quale è impazzito. Adesso è un alcolizzato proprio come sua madre, lui però ha cominciato anche a drogarsi.
Mentre percorre in auto la strada che va al suo bar preferito, Dahmer incappa in un autostoppista, Steven Hicks, 19 anni. Il cannibale lo fa salire in auto, ci fa amicizia e lo invita a bere qualcosa. Poi, con una scusa, lo invita a casa dove avviene la mattanza.
Steven Hicks viene ucciso a sprangate, asfissiato, smembrato e alle 3 di notte è ormai ridotto a brandelli di carne dentro dei sacchetti per l'immondizia, che Jeffrey carica in macchina.
Il giorno dopo verrà fermato dalla polizia per un test per la sobrietà. Alla domanda di un poliziotto sul contenuto di quei sacchetti maleodoranti, Dahmer spaccia il povero Steven per vecchia immondizia, destinata alla discarica più vicina. Jeffrey Dahmer è un folle terribilmente lucido e freddo. È il primo omicidio del Cannibale di Milwaukee. Ne seguiranno ben altri 16.

Subito dopo l'omicidio di Steven Hicks, Dahmer si arruola volontario nell'esercito e viene stanziato in una base U.S.A in Germania. In quella zona, in quegli anni, spariranno ben 3 persone. Jeffrey ha sempre negato di essere stato lui e, di fatto, nemmeno al processo gli è stata addebitata la responsabilità per quelle scomparse.
L'esperienza da militare però finisce in meno di 10 anni, cacciato con disonore per alcolismo e insubordinazione.

Dahmer torna così negli States dove, nel giro di pochi mesi, si becca diverse condanne per atti di libidine violenta e per atti osceni in luogo pubblico.
E adesso il Cannibale ha di nuovo fame.
Comincia a frequentare i locali per gay della città, più per cercare vittime che per la compagnia o per i liquori. Jeffrey abborda giovani maschi omosessuali, li conquista, li conduce a casa. Solitamente si spaccia per un fotografo, interessato a foto di nudo maschile, promette anche lauti compensi.
Una volta entrati in casa i malcapitati vengono drogati con dei cocktail a base di Halcion.
Mattanze, cannibalismo, necrofilia. Nella casa di Dahmer avviene di tutto tra l'87 e il '91.
Anche un tentativo di creare degli zombie, degno del peggior film horror di serie B.
Ad alcune delle vittime, mentre queste sono ancora vive, Dahmer pratica infatti un foro al centro del cranio e attraverso questo foro inietta dell'acido cloridrico, o dell'acqua bollente.
La sua carriera da novello Dr. Mengele non avrà però risvolti felici, perché i suoi zombie muoiono tutti nel giro di qualche ora o dopo qualche giorno.
Nonostante l'apparenza, Jeffrey "ama" le sue vittime: le uccisioni, a suo dire, erano sempre realizzate nel modo meno doloroso e sofferente possibile.
E Jeffrey "ama" le sue vittime anche dopo la morte. Quei corpi freddi e putridi sono infatti assoggettati alle sue voglie: li sodomizza, ci si masturba sopra, tutto come nelle sue fantasie adolescenziali. Un sogno divenuto realtà.
Cuore, muscoli e genitali finiscono in frigo o in salamoia, pronti per essere cucinati. Interpellato a riguardo, Dahmer ha confessato che, una volta cotti, diventavano teneri e saporiti come il miglior filetto, ma anche che il suo vero scopo era fare in modo che le vittime diventassero parte di se. Proprio come fanno alcune popolazioni tribali del Sud America e dell'Oceania con i caduti di guerra o con i parenti defunti.
Le teste invece vengono bollite per giorni in modo da far sparire la materia celebrale e la pelle. I teschi sbiancati vengono decorati con pennello e tempera, ed esposti su di una credenza a mò di ornamento e di trofeo.
Nell'inventario della casa, stilata dalla polizia in seguito all'arresto del Cannibale, figurano un bollitore contenente due mani, un pene, diversi testicoli. Foto di diversi stadi di smembramento, teste ancora da bollire sul pavimento. In frigorifero c'erano un cuore, un torso, un sacchettino contenente pelle umana e alcuni sacchetti con vari organi interni. Su di una credenza due teschi appena ripuliti, affianco a loro diversi barattoli di agenti chimici. Nel gabinetto tre teschi. In un guardaroba c'erano uno scheletro completo, uno scalpo umano e alcuni genitali, in basso invece una scatola contenente altri due teschi. Al centro della camera da letto spiccava una vasca contenente 260 litri di acido.

Proprio la polizia si fa sfuggire una prima possibilità di fermare il Cannibale, quando un quattordicenne d'origine asiatica riesce a scappare dalla casa degli orrori. Due donne lo trovano e lo accolgono e chiamano all'istante le forze dell'ordine.
Jeffrey è però il matto più freddo e lucido della storia, si presenta alla centrale e reclama che gli venga restituito il suo "fidanzato" 19enne, scappato in seguito a un litigio tra ubriachi. La polizia cede e addirittura riaccompagna la "coppietta" a casa di Dahmer.
La mattina dopo il ragazzo sarà "zombificato" con dell'acido, morendo solo dopo giorni di coma. Mesi dopo quei poliziotti perderanno il lavoro.

Finalmente arriva il 1991 e, con esso, arriva la fuga di Tracy Edwards dalla casa-mattatoio, arriva l'arresto del Cannibale.
Come accade per diversi killer seriali, l'arresto si rivela una liberazione, al quale segue una confessione spontanea e accurata di tutti i crimini commessi.
La casa del mostro diviene meta di pellegrinaggio di persone da tutto il mondo e di giornalisti. Nel giardino cominciano gli scavi alla ricerca dei resti umani che non sono stati trovati in salotto e in cucina.

EPILOGO
Jeffrey viene condannato a 1070 anni di carcere per l'omicidio, la necrofilia e il cannibalismo di 17 persone.
L'infermità mentale richiesta dall'avvocato difensore non funziona: Jeffrey si è dimostrato troppo lucido, ha usato una perizia incredibile nella scelta e nell'adescamento delle vittime e, addirittura, faceva uso del preservativo durante i coiti con i cadaveri, in modo da evitare infezioni
In galera cercheranno di ammazzarlo un sacco di volte. Alla fine ci riesce, il 28 novembre 1994, Christopher Scarver, un ergastolano in preda a deliri mistici e che si considera la mano di Dio e che colpisce Jeffrey alle spalle, mentre pulisce i bagni della prigione.
Le deposizioni e gli atti del Cannibale di Milwaukee sono tuttora in mano a eminenti medici che le utilizzano per studiare e capire la psiche umana. La madre propose, senza successo, di conservare il cervello di Jeffrey, in modo da tramandarlo ai posteri.
A lui sono dedicati fan club in tutto il mondo, libri e gli immancabili Cd musicali Death Metal.

RIFLESSIONE
Un giorno Jeffrey catturò in un parco un piccolo setter inglese. Lo portò a casa per sezionarlo e scuoiarlo come faceva d'abitudine con gli animali morti. Ecco la sua testimonianza: "Quando il cane mi guardò con quei suoi occhi così espressivi, non potei fargli del male. Lo curai e lo lasciai andare."
Chi era dunque Jeffrey Dahmer? Un pazzo omicida senza nessuna pietà o un essere umano così profondamente sensibile da aver varcato la sottile linea che separa amore e odio, confondendoli e sfociando nella più assurda follia?

"Egli è cresciuto in un ambiente molto sanitarizzato della classe medio alta. Era il tipo di ambiente dove l'oscurità della psiche umana può essere sanitarizzata e repressa. Non potevano permettersi lo stigma della malattia mentale. Così la sua oscurità divenne sempre più profonda, senza via di sfogo"
(Ashok Bedi, direttore dell'ospedale psichiatrico di Milwaukee)




"Vostro Onore, è finita. Non ho mai cercato di essere liberato. Francamente volevo la morte per me stesso. Voglio dire al mondo che non l'ho fatto per odio. Non ho mai odiato nessuno. Sapevo di essere malato, cattivo o entrambe le cose. Adesso credo d'essere veramente malato. Il dottore mi ha parlato della mia malattia e di quanto male ho causato. Ho fatto del mio meglio per fare ammenda dopo il mio arresto, ma non importa, non posso eliminare così il terribile male che ho causato. Vi ringrazio Vostro Onore, sono pronto per la vostra sentenza, che sono sicuro sarà il massimo. Non chiedo attenuanti, ma per piacere dite al mondo che mi dispiace per quello che ho fatto."
(Jeffrey Dahmer, dichiarazione di fine processo)

Ted Bundy



Nome Completo: Theodore Robert Bundy (Cowell)
Nato il: 24/11/ 1946 - Morto il: 24/01/ 1989


MODUS OPERANDI: Cortese e disponibile, colto, e dotato di un certo fascino sulle donne, si ofriva in aiuto a queste per poi ucciderle, faceva a pezzi il cadavere e lo occultava. Le sue vittime, un preciso identikit che evocava “la sua Stephanie”: snelle e more, con capelli lisci e riga nel mezzo.

Ted Bundy è uno dei più famosi serial killer della storia. Le sue gesta sono state raccolte in numerosi libri (su tutti "Ted Bundy: Conversazioni con un Assassino" di Ann Rule) e in un film ("Ted Bundy"). Con quella sua faccia da bravo ragazzo, i modi gentili e la personalità affascinante, l'insospettabile Ted Bundy ha dato
del filo da torcere alle forze di polizia per ben quattro anni, tra il 1974 e il 1978, durante i quali il terrore è sceso sugli Stati Uniti, dallo Utah alla Florida.

Il caso è oggi chiuso, il colpevole ha pagato per il male che ha fatto, ma ci sono dei dubbi che rimarranno in sospeso forse per sempre: quante sono state le vittime di Bundy? In sede di tribunale l’omicida ne ha confessati 28, ma secondo gli inquirenti potrebbero essere tra i 36 e i 52. Secondo i giornalisti Ted Bundy si sarebbe macchiato di 100 omicidi.

La mattina del 4 gennaio 1974, i coinquilini di Joni Lenz, 18enne, si recano preoccupati nella sua camera da letto. Sono 24 ore che la ragazza non si fa viva, potrebbe stare poco bene e necessitare aiuto..

Joni ha fin troppo bisogno di aiuto.

La giovane donna è stata violentata e malmenata con una doga del letto che l’aggressore le ha poi infilato con violenza nella vagina.

Joni è in coma ma i soccorsi arrivano presto, si salverà. Seppur segnata per tutta la vita, Joni è stata relativamente fortunata: è stata la prima vittima di Ted Bundy ed è sopravissuta.

Theodore Robert Cowell nasce il 24 novembre del 1946, presso l’Elizabeth Lund Home, una clinica del Vermont che ospita giovani ragazze rimaste incinte da compagni occasionali. La madre di Ted si chiama Louise Cowell, il padre biologico invece è un anonimo ufficiale dell'Areonautica militare, fuggito lontano.

Inizialmente Louise decide di lasciare il figlio all'istituto, ma tre mesi più tardi si ripresenta spacciandosi per la sorella maggiore di Ted, e lo porta con sé in un piccolo paesino vicino a Philadelphia.

Per evitare il giudizio negativo dei paesani è stata architettata la storia della sorella maggiore, e Ted crescerà con la convinzione che sua madre è sua sorella, che i suoi nonni sono i suoi genitori.

All'età di quattro anni, Ted e Louise si trasferiscono a Tacoma, per vivere con altri parenti. È qui che Louise si innamora di un cuoco militare, Johnnie Culpepper Bundy. La coppia si sposa 1951 e avrà 4 figli. Ted prenderà come loro il cognome del patrigno, diventando definitivamente Theodore Robert Bundy.

Nonostante gli sforzi del buon Johnnie, Ted non si affezionerà mai al patrigno, vedendolo solo come il marito di sua sorella. Il patrigno cerca di coinvolgerlo nelle classiche attività padre-figlio americane: la pesca, il campeggio fuori porta, lo sport, ma non c'è niente da fare. Più sono grandi gli sforzi e più Ted si allontana emotivamente da Johnnie. Durante il corso degli anni questo sentimento si evolverà e Ted comincerà a preferire la compagnia di se stesso, diventerà negato nelle interazioni sociali con gli altri, tanto che, molto timido, a scuola sarà uno dei bersagli preferiti dei bulletti.

La svolta per Ted potrebbe arrivare con gli anni del Liceo, quando il ragazzino timido si trasforma in un giovane leader. Il giovane è cambiato, la sua personalità è mutata da introversa a dominante, ha cominciato a commettere piccoli furti senza provare nessun rimorso (cosa comune a tutti gli psicopatici che sono potenziali serial killer). La sua popolarità aumenta significativamente di giorno in giorno, viene considerato da tutti un tipo ben vestito e molto simpatico. Nonostante ciò, Ted raramente sta con gli altri, è molto più atratto dallo studio (ottimi i suoi voti) e dalle attività extra scolastiche come la politica e lo sci.

Un altro limite di Ted è che non riesce a portare a termine nessun progetto. Innumerevoli saranno i lavori da lui intrapresi, dal cameriere al lustrascarpe. I datori non lo considerano una persona affidabile e ogni lavoro finisce male.

La vita di Ted cambia improvvisamente tra il 1967 e il 1969, con l'arrivo dell'amore. Il giovane si infatua profondamente di una bellissima ragazza, Stephanie Brooks: ricca californiana di buona famiglia. Lui farà di tutto per farla innamorare quanto lui lo è di lei, ma le donne sanno essere molto crudeli. Stephanie si convince piano piano che Ted non ha un futuro o una meta prefissata, non ha il carattere per essere un buon marito, non è all’altezza per stare con lei.

Così malgrado gli sforzi del ragazzo, che per sorprenderla ottiene anche una borsa di studio in una prestigiosa Università Californiana, Stephanie raggiunta la laurea tronca ogni rapporto.

Ted non si riprenderà mai più da questo shock.

Nulla, incluso lo studio, avrà più un minimo interesse per lui. Ted abbandona tutto e cade in una profondissima depressione. Una fievole speranza gli apre uno spiraglio nel 1968: Bundy rintraccia la giovane, diventata per lui un'ossessione, ma lei lo respinge nuovamente.

E i colpi bassi non sono ancora finiti. Nel 1969 Ted entra in possesso di alcuni documenti del Vermont che gli aprono gli occhi sulle sue reali parentele. Scoprire a 23 anni che la propria sorella è in realtà la propria madre non deve essere molto bello, ma il comportamento di Bundy verso Louise non muterà di molto, cambierà nettamente però nei confronti del patrigno, ormai odiato profondamente.

A volte può succedere che ciò che la vita si è presa, alla fine te lo restituisca con gli interessi: la vita di Ted Bundy tra il 1969 e il 1973 è a dir poco perfetta.

Si re-iscrive all'Università, ai corsi di psicologia (senza molto successo) e legge. È amato da tutti i professori.

Si dedica finalmente alla politica ed entra nel comitato elettorale del partito repubblicano, prima come semplice volontario, poi come promessa del partito. Trova una ragazza madre, Elizabeth Kendall, che si innamora follemente di lui e che gli propone continuamente il matrimonio. Riceve una medaglia dalla polizia per aver salvato un bambino che stava affogando.

Infine, nel 1973, Ted riesce a portare a termine una vendetta premeditata da anni.

Durante un viaggio di lavoro in California, incontra nuovamente la sua vecchia ossessione, Stephanie Brooks. La ragazza è colpita dal cambiamento di Ted e si innamora di lui. Ted ne fa la sua amante, la fa innamorare sempre di più, fino a quando lei non gli chiede di unirsi in matrimonio. A questo punto, diabolicamente, Ted la lascia per sempre, sparendo come lei aveva fatto con lui cinque anni prima.

Compiuta la propria vendetta, Bundy precipita in una spirale di violenza senza pari.

Lynda Ann Healy, 21enne, era una giovane molto famosa. Bella, alta e magra, con capelli castani, un sorriso smagliante, laureata in psicologia, faceva l'annunciatrice radio per una località sciistica di Washington e la volontaria in un centro per bambini handicappati.

Il 1 febbraio 1974 Lynda svanisce nel nulla. I genitori non la ricevono a cena, al lavoro non si presenta, viene immediatamente richiesto l'intervento della polizia. Il letto non è stato fatto come suo solito, vengono trovate una goccia di sangue sul cuscino e una traccia di sperma sulla coperta, la porta che dà sul retro è aperta. Tutto ciò non basta a convincere la polizia sul fatto che sia avvenuto un atto violento e non vengono compiuti ulteriori rilevamenti.

Tra la primavera e l' estate dello stesso anno almeno cinque studentesse svaniscono improvvisamente e senza spiegazioni negli stati dello Utah, dell’ Oregon e di Washington. Ogni caso è accomunato agli altri da diversi fattori: tutte le ragazze sono bianche, snelle, single, dai capelli lunghi con la riga in mezzo, portano pantaloni al momento della scomparsa, che avviene alla sera. In poche parole l’assassino colpisce qualsiasi ragazza che gli ricordi l’'immagine di Stephanie Brooks.

Dagli interrogatori della polizia emerge che in occasione di ogni scomparsa, nei dintorni è stato avvistato uno sconosciuto, con un braccio o una gamba ingessati, che avvicina le ragazze chiedendo aiuto per trasportare libri o per montare sul suo maggiolino VolksWagen.

Il 17 giugno del 1974 la giovane Brenda Baker viene ritrovata morta in un parco. La causa della sua morte non può essere stabilita a causa dello stato pietoso del suo cadavere.
Ad agosto, nel parco del lago Sammamish, Stato di Washington, vengono rinvenuti i resti di alcune delle ragazze disperse. Sebbene i due corpi siano ridotti veramente male (sono presenti solo ciocche di capelli, cinque ossa della gamba, i crani ed un osso di mascella) la polizia riesce a identificare Janice Ott e Denise Naslund, scomparse il 14 luglio.

Il killer ha compiuto un grave errore avvicinando Janice durante un pic nic: come sempre ingessato, le ha chiesto aiuto per caricare la sua barca sul maggiolino, presentandosi con il suo vero nome, Ted. Delle persone lì vicino hanno ascoltato tutta la discussione e lo dicono subito agli investigatori.

La stessa sorte è toccata a Denise poche ore dopo. Le sue amiche non avevano voglia di aiutare quel ragazzo ingessato, ma Denise era sempre stata molto gentile...

Gli agenti brancolano disperatamente nel buio, nel frattempo Ted si sposta dallo stato di Washington allo stato dello Utah.

Midvale, il 18 ottobre 1974, Melissa Smith, figlia di un poliziotto locale, scompare nel nulla. Viene rinvenuta solo 9 giorni dopo, strangolata, sodomizzata e stuprata.

Non c'è un attimo di respiro, 13 giorni dopo Melissa, durante i festeggiamenti di Halloween, scompare anche la 17enne Laura Aime. Viene ritrovata morta il giorno del Ringraziamento, immersa in un fiumiciattolo sulle Wasatch Mountains. Aime è stata colpita più volte alla testa con una sbarra di ferro, quindi sodomizzata e stuprata. Sicuramente uccisa in altro luogo, poiché vicino al cadavere non viene trovata nessuna traccia di sangue e indizi utili. Sembrerebbe che le siano stati lavati i capelli.

Anche nello Utah le forze di polizia risalgono a un ragazzo, Ted, con un arto ingessato. Ma non hanno nessuna idea su chi possa essere.

Quando Elizabeth Kendall vede l'identikit disegnato su un giornale del potenziale assassino le viene un terribile sospetto. Tutto combacia: il maggiolino, le grucce ammucchiate nella camera di Bundy, il nome, il volto. Preoccupata la ragazza si mette in contatto diverse volte con la polizia di Seattle, fino a ottenere un confronto all'americana. Ma le foto che fornisce di Ted Bundy non convincono i testimoni oculari e la polizia abbandonerà per diversi anni quella pista, inserendo direttamente Ted Bundy nella lista delle "persone al di sopra di ogni sospetto".

L'assassino intanto continua a cambiare continuamente stato, convinto di eludere in questo modo l'intervento della polizia. Tanto che, in un delirio di onnipotenza, diventa sempre più sfacciato nell'abbordare le proprie vittime. Qualcuna sfuggirà al suo baldanzoso approccio..e correrà dalla polizia a testimoniare contro di lui.

L' 8 novembre 1974, in una libreria dello Utah, un uomo affascinante avvicina la 18enne Carol DaRonch. L'estraneo la mette in guardia: qualcuno ha tentato di intrufolarsi nella sua macchina e lui, gentilmente, si offre volontario per accompagnarla al parcheggio, a verificare che tutto sia a posto.

Arrivati alla macchina, l'uomo si presenta come l'Ufficiale Roseland, e anche se tutte le cose della ragazza sono al loro posto, pretende che lei lo segua alla sede centrale per stendere verbale. Carol si preoccupa, ha letto il giornale, sopratutto la spaventa il maggiolino del poliziotto e chiede di poter vedere il distintivo. Ted ovviamente ce ne ha uno finto e riesce a imbrogliarla di nuovo.

Fermata la macchina Bundy ammanetta la ragazza e la minaccia con una pistola per evitare che si metta a urlare. Carol è una ragazza tosta, comincia una colluttazione, alla fine della quale lei riesce a lanciarsi fuori dall'auto, stordendo il matto con un calcio nei genitali.

Dalla giacca di una Carol in lacrime, la polizia riesce a estrarre il gruppo sanguigno di Bundy.

Nel frattempo, a poche ore e a pochi chilometri di distanza, presso il Liceo di Viewmont, Ted utilizza lo stesso trucchetto con Debby Kent, questa volta con successo. La ragazza non verrà mai trovata né viva né morta, sul luogo della scomparsa vengono invece scoperte le chiavi delle manette applicate a Carol. Testimoni ammettono di aver visto un maggiolino bianco allontanarsi dal Liceo. Se prima la presenza di un serial killer era solo un’idea, un sospetto, adesso è una terribile certezza.

Nel gennaio del 1975, Caryn Campbell, il suo fidanzato, il Dott. Raimond Gadowski, e i suoi due bambini, partono per un viaggio in Colorado. Caryn è molto felice di sfruttare il seminario del fidanzato per godersi una vacanza. Una delle tante sere di ozio, il 12 gennaio, la donna si rende conto di aver dimenticato un giornale nella stanza d'albergo e torna a prenderlo. Il fidanzato e i bambini attenderanno invano il suo ritorno.

Il corpo viene ritrovato soltanto un mese dopo, ad alcune miglia di distanza, nudo sul ciglio della strada. Animali selvatici hanno devastato il corpo della donna, rendendo impossibile risalire alle cause della morte, anche se sono evidenti delle fratture alla testa.

Nello stesso periodo vengono rinvenuti nello Utah e nello stato di Washington i cadaveri di ragazze scomparse durante il 1974, mentre nel Colorado saranno ben cinque le ragazze scomparse dopo Caryn Campbell.

Ted Bundy si sta dando da fare, con una follia e una violenza crescenti.

Il 16 agosto 1975, il Sergente Bob Hayward sta pattugliando la contea di Salt Lake quando viene attratto da un maggiolino sconosciuto che, avvistatolo, fugge via ad alta velocità e a fari spenti. Con l'aiuto di rinforzi Hayward insegue e ferma l'auto. Ted Bundy consegna i documenti e si prepara a pagare una multa.. però l'assenza del sedile passeggero insospettisce non poco gli agenti. Perquisita l'auto, vengono trovati una sbarra di ferro, una fune, una maschera da sci, manette e un rompighiaccio. Ted viene arrestato per sospetto furto con scasso.

Una volta condotto in centrale, non ci vuole molto a collegare il sospetto con l'assalitore di Carol DaRonch, e magari con l’omicida di Melissa Smith, Laura Aime e Debby Kent. Viene organizzato un nuovo confronto all'americana con i testimoni oculari.

Il 2 ottobre 1975, Carol DaRonch, il direttore del Liceo di Viewmont ed un amico di Debby Kent vengono messi davanti a sette uomini, uno dei quali è Bundy.

Carol lo riconosce immediatamente. Nonostante la sua insistente dichiarazione di innocenza, Bundy viene messo in fermo, intanto che le investigazioni su di lui si fanno più accurate.

Vengono interrogate le "sue" due donne: Elisabeth e Stephanie. Le due non sapevano dell’esistenza reciproca. Nessun alibi viene fornito per Ted Bundy, al contrario, si delinea un profilo psicologico inquietante. Elisabeth confessa che nel sesso Ted è diventato molto violento e ha solo fantasie di dominazione, Stephanie dichiara che l'uomo porta spesso con sé una accetta. Un amico di lei infine ricorda di aver visto Bundy girare con il braccio ingessato. Nessun ospedale però conferma di aver mai ingessato l’uomo.

Il 23 febbraio 1976, Ted Bundy si presenta in tribunale, fiducioso e tranquillo. Convinto di essere dichiarato innocente poiché non ci sono abbastanza prove per accusarlo dei suoi delitti. C’è solo Carol DaRonch. E la ragazzina lo incastra: Bundy, riconosciuto in un altro confronto, viene dichiarato colpevole di rapimento aggravato e il 30 giugno viene condannato a 15 anni di prigione.

Mentre in prigione Ted viene studiato a fondo dagli psicologi, fuori dal carcere l'FBI comincia a cercare un modo per imputargli anche gli omicidi di Caryn Campbell e Melissa Smith.

Una svolta avviene quando nella sua auto vengono rinvenuti i capelli della ragazza. Dopo alcune analisi si arriva alla conclusione che anche la sbarra di ferro di Bundy coincide con le ferite trovate sul cranio della Campbell.

Nell'aprile del 1977, Ted Bundy è trasferito alla Garfield Prison in Colorado, in attesa di venir giudicato per l'omicidio di Caryn Campbell. Infuriato con il proprio avvocato, Bundy lo licenzia e decide che d'ora in avanti si sarebbe difeso da solo, dall'alto dei suoi studi in legge. Per poter studiare una linea difensiva, Bundy ottiene la concessione di entrare nella biblioteca del palazzo di giustizia di Tremola. Proprio da una finestra lasciata aperta nella afosa biblioteca, il 7 giugno, Bundy evade.

150 agenti sono subito alle sue spalle, muniti di cani poliziotto, ma Ted riesce lo stesso ad eluderli. Non è ammanettato e non ha una divisa da carcerato, perciò la gente per strada non lo riconosce né si preoccupa della sua presenza.

Alla fine riesce a rubare una macchina ma non riesce a uscire dalla città. Viene fermato al primo posto di blocco e messo di nuovo agli arresti.

Ma il 30 dicembre Ted Bundy riesce nuovamente ad evadere, tramite un'apertura nel soffitto della propria cella. Questa volta la polizia se ne accorge solo 15 ore dopo, quando è troppo tardi: Bundy è già arrivato a Chicago, pronto a dirigersi verso la Florida.

È il 1978, Ted vive a Tallahasee in Florida. Con il nome di Chris Hagen ha finalmente ritrovato la propria libertà e si è costruito una nuova vita. Nessuno qui sospetta del suo passato.

La sua è una vita da eremita, ogni tanto si reca all'Università vicina a casa per seguire di nascosto qualche conferenza o qualche lezione. Nel suo appartamento c'è solo merce rubata, cibo compreso.

Sabato sera, 14 gennaio 1978.
Alcune sorelle "Chi Omega", rimangono alla sede della confraternita. Le altre, invece vanno per locali fino a tardi. Per le poche rimaste la notte del 14 gennaio '78 sarà un incubo.

Nita Neary torna alla comunità solo alle 3 di mattina, riaccompagnata dal fidanzato. Appena entrata sente dei rumori dal piano di sopra e decide di nascondersi: un uomo vestito con un maglione e con un copricapo blu scappa davanti ai suoi occhi, correndo giù per le scale e scomparendo nella notte.

Il primo pensiero di Nita è che c'è stato un furto, così si dirige al piano superiore per svegliare le amiche. Si unisce a lei la sua compagna di stanza Nancy, e insieme le due decidono di ispezionare tutta la casa. Nel salotto trovano due ragazze, Katy e Karen, in una pozza di sangue, entrambe hanno profonde ferite alla testa. Viene chiamata la polizia.

Gli agenti trovano altri due cadaveri. Qualcuno ha aggredito le ragazze mentre dormivano. Lisa Levy è stata la prima a subire l'aggressione, colpita alla testa con un ramo, stuprata e strangolata. Morsi profondi le sono stati inferti alle natiche e a un capezzolo, praticamente troncato via dal corpo. Nella vagina le è stata lasciata una bomboletta spray.

Margaret Bowman invece è morta senza subire violenze sessuali o morsi, strangolata con un elastico delle mutande e con il cranio colpito talmente forte da farne fuoriuscire della materia celebrale.

Mentre gli investigatori raccolgono indizi nella casa delle Chi Omega, in un’altra casa di studenti, a meno di un miglio di distanza, dei rumori provenienti dalla stanza di Cheryl L. svegliano le sue amiche. Preoccupate chiamano anch’esse la polizia che interviene immediatamente: Cheryl è ancora viva, anche se ha rimediato delle gravi fratture alla testa. In terra giace una maschera da sci.

Sperma, impronte, sangue, segni di morsi e capelli nella maschera da sci. La polizia in questa notte di follia ha raccolto un sacco di prove, ma Ted Bundy per loro non è mai esistito, e non hanno nessun sospetto da poter confrontare con gli indizi raccolti.

Il 9 febbraio 1978, la centrale di polizia riceve una telefonata angosciata dai genitori di Kimberly Leach, 12 anni. La figlioletta è scomparsa da un giorno e i genitori sono ormai in preda all'isteria.

Una amichetta di Kimberly, Priscilla, dice di aver visto la ragazzina salire a bordo del furgoncino di uno sconosciuto che si era spacciato per un vigile del fuoco. Ma purtroppo non riesce a ricordare né il modello del furgone bianco né il volto dello sconosciuto.

Solo 8 settimane dopo le massicce squadre di ricerca ritroveranno il cadavere di Kimberly, nella Contea di Suwannee, Florida. Il corpo della giovane ragazza è in fase di decomposizione troppo avanzata, praticamente mummificato, e non può fornire nessuna informazione utile agli investigatori.

Una ragazza di 14 anni si mette in comunicazione con i detective, raccontando di essere stata anch'essa avvicinata da un uomo in furgoncino, che diceva di essere un vigile del fuoco. Solo l'intervento del fratello l'aveva salvata da una terribile fine. Si cominciano a stendere gli identikit.

Sentendosi nuovamente braccato Bundy butta tutte le sue cose, abbandona il furgone e la casa, ruba un'auto e tenta la fuga verso un'altra cittadina della Florida: Pensacola.

Così come era successo 3 anni prima, un agente, David Lee, nota la macchina sconosciuta e decide di inseguirla per effettuare un controllo di routine. È il 15 febbraio 1978.

Così come era successo 3 anni prima Bundy tenta di seminare l'agente ma viene raggiunto e arrestato. La colluttazione che anticipa l'arresto è piuttosto strana: Ted assale il poliziotto, poi si getta a terra strillando, fingendo di essere stato colpito da uno sparo. L'agente rimane sbalordito da tale reazione, Bundy ne approfitta e lo aggredisce da terra, cercando di sfruttare l'effetto sorpresa. Per sua sfortuna, David Lee è un agente massiccio e molto forte che alla fine avrà la meglio su di lui.

Ted Bundy è nuovamente nelle mani della giustizia.

Durante il periodo di fermo, si cerca di raccogliere prove che possano condannare una volta per tutte Boundy. Si indaga soprattutto sugli omicidi di Kimberly Leach e delle ragazze Chi Omega. In Florida c’è la pena di morte.

EPILOGO
Il processo a Theodore Robert Bundy si protrae dal 1979 al 1980, in Florida. Altissima è l'attenzione dei media su di esso: Bundy è sospettato di ben 36 omicidi, viene additato come il diavolo, come uno dei più terribili assassini al mondo.

Fiducioso delle proprie abilità, Ted si difende ancora da solo e compie diversi giochetti per cercare di far cambiare la giuria e il giudice, a suo dire troppo parziali, ma non otterrà mai nulla di buono. Nonostante le sue continue dichiarazioni di innocenza e malgrado una commovente deposizione della madre di Ted, durante la quale finiranno entrambi in lacrime, tutte le prove, sopratutto le impronte dentarie sui cadaveri, sono contro Bundy e la sentenza sembra scontata.

Si tenta anche la classica via dell'incapacità di intendere e volere, tuttavia anche questo tentativo fallisce miseramente.

Bundy ne sa una più del diavolo e il l 7 febbraio 1980, proprio prima della sentenza, decide di giocarsi l’ultima carta: chiede a uno dei testimoni, Carol Ann Boone di sposarlo. Esiste infatti in Florida una legge che rende valida una dichiarazione di matrimonio tenuta, sotto giuramento, davanti a degli ufficiali di corte. Carol accetta, ma il matrimonio non basta certo a impietosire la giuria.

Sette ore dopo il giudice esce dalla camera di consiglio ed emette la sentenza: Colpevole.

"È stabilito che siate messo a morte per mezzo della corrente elettrica, che tale corrente sia passata attraverso il vostro corpo fino alla morte. Prendetevi cura di voi stesso, giovane uomo. Ve lo dico sinceramente: prendetevi cura di voi stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Siete un giovane brillante uomo. Avreste potuto essere un buon avvocato e avrei voluto vedervi in azione davanti a me, ma voi siete venuto nel modo sbagliato. Prendetevi cura di voi stesso. Non ho nessun malanimo contro di voi. Voglio che lo sappiate. Prendetevi cura di voi stesso." (Giudice Edward Cowart)
Tra il 1982 e il 1986, tramite appelli, ricorsi e abili mosse legali, Bundy riesce a evitare per ben due volte l'esecuzione capitale. Nel 1982, durante una visita coniugale, mette incinta la moglie. In seguito non la vedrà mai più.

Negli anni successivi, si è tenuto in contatto epistolare con Ann Rule permettendole di scrivere il libro di cui sopra, ed ha aiutato la polizia nelle indagini sul serial killer di Green River.

Il 17 gennaio 1989 viene per l’ultima volta fissata la data della esecuzione di Theodore Robert Bundy. Gli inquirenti hanno chiesto ai famigliari di alcune vittime se volessero aspettare ancora un po', visto che i delitti dei loro cari non erano stati ancora riconosciuti come opera di Bundy, ma la risposta comune è stata "sopprimitelo senza indugi".

Alle 7,06 del 24 gennaio 1989, Theodore Robert Bundy è stato giustiziato con una scarica di oltre 2000 volt, che ha attraversato il suo corpo fino alle 7,16 del mattino, ora in cui è stato dichiarato il decesso. Con una procedura inconsueta, le ceneri del suo corpo sono state sparse sulle Taylor Mountains, lo stesso luogo in cui molte delle sue vittime sono state ritrovate a pezzi.



giovedì 18 dicembre 2008

Ricardo Ramirez


"Cosa è quel rumore fuori dalla finestra? E quell'ombra sulle persiane? Mentre te ne stai là, nudo come un cadavere nella tomba in un'animazione sospesa, io scivolo nella tua stanza.."
Così cantavano gli AC/DC in "Night Prowler" e a Ricardo Ramirez il gruppo piaceva così tanto da ispirarsi a questa canzone per le proprie malefatte.
Nato in un quartiere poverissimo di El Paso il 28 febbraio 1960, settimo figlio di una coppia di cattolici emigrati, Ricky trascorre l'infanzia nella povertà più totale, fra uno scontro e l'altro tra bande rivali.
Odia la scuola e il catechismo, sin da giovanissimo ha solo 3 passioni: arti marziali, heavy metal, e incursioni notturne nelle abitazioni altrui, in una spessa nube di marijuana.
Prima della maggiore età, viene arrestato e spedito in riformatorio per numerosi reati che vanno dallo spaccio al furto.
Stufo di questa vita, Richard Moreno (uno dei suoi vari nomi fasulli, insieme a Richard Munoz, Noah Jimenez, Nicolaus Adame…) abbandona il Texas e "migra" in California, nella Città degli Angeli. Qui, oltre a scoprire l'alcol e le droghe pesanti, sviluppa immediatamente un profondo interesse per le arti nere e per il satanismo. Ciò lo porta a covare un'insaziabile sete di sangue: ha bisogno di vittime da sacrificare al suo "Signore".
28 giugno 1984. Fa caldo, molto caldo qui in California, e l'anziana signora Jennie Vincow decide di combattere la calura lasciando la finestra aperta...ma, invece dell'aria rinfrescante, quella sera nella sua stanza entrerà una "folata infernale".
Il mattino dopo, il figlio rinviene il cadavere: violentata, percossa, decapitata.
Per la polizia si tratta di un omicidio feroce, compiuto da uno sconosciuto probabilmente introvabile. Caso Archiviato.
È solo questione di mesi.
17 marzo 1985, il mostro riappare. Maria Hernandez sta parcheggiando la macchina nel garage, quando un individuo si intrufola nella sua vettura e, senza darle il tempo di fiatare, spara.
Maria non è morta, grazie a una coincidenza fortunata degna di un film d'azione, la pallottola si è conficcata nel mazzo di chiavi che la ragazza stringeva in mano. L'assassino però non se ne accorge e, soddisfatto, si reca verso la casa per finire il suo "lavoro".
Ripresasi dallo shock, Maria si trascina in casa e scopre che alla sua coinquilina le cose sono andate molto peggio: Dayle Okazaki giace in una pozza di sangue, con il cranio maciullato da un proiettile sparato da distanza molto ravvicinata.
La polizia questa volta ha un identikit del killer: alto, magro, olivastro e ispanico. L'assassino si è anche dimenticato un cappellino degli ACDC sulla poltrona.
È passata un'ora, la polizia sta interrogando Maria, e il Night Stalker non si sente completo.
Tampona di proposito l'auto di Tsai-Lian Yu e, sceso di corsa dal proprio veicolo, le spara a bruciapelo attraverso il finestrino, con la sua calibro 22.
La sinfonia di morte del maestro Ricky Ramirez è ormai avviata. Difficilmente questo figlio del demonio riuscirà a placare la propria sete di sangue: il suo "Signore" gli chiede sempre più violenza e sempre più vittime sacrificali.
Passano 10 giorni dall'omicidio della ragazza tailandese, prima che il Night Stalker decida di introdursi nel villino dei coniugi Zazzara.
L'uomo viene ucciso con un colpo di pistola alla tempia, mentre dorme davanti alla tv, sul divano. Alla signora Zarrara tocca invece una morte atroce: Ricky le cava gli occhi, le taglia il seno sinistro e poi la accoltella decine di volte, su tutto il corpo, dalla faccia al pube.
L'unica traccia lasciata dall'assassino: una impronta di scarpe Reebok nel sangue.

La polizia ha finalmente capito che il modus operandi è sempre lo stesso: in questi casi le indagini seguono la pista del Serial Killer. I quartieri vengono battuti al tappeto e ogni sospetto viene fermato e interrogato.

14 maggio 1985. Jean Wu è a letto, a godersi il meritato riposo. È l'alba e presto la radiosveglia suonerà, ma Jean quella mattina viene svegliata dal suono ben poco melodioso di uno sparo.
Aperti gli occhi, la povera donna si accorge immediatamente che il marito giace vicino a lei non più addormentato, ma agonizzante, con un colpo di pistola in testa.
L'anziana donna non ha forze per tenere testa a quel pazzo psicopatico che adesso mette a soqquadro la casa, adesso la percuote chiedendole dove sono i soldi, e così rimane immobile nel letto. Non trovando niente, il mostro decide di violentare la donna mentre il marito, lì vicino, esala gli ultimi respiri.
Arrivata la polizia, Jean ripete quella che ormai è una filastrocca di morte: l'assassino è alto, magro, latino, olivastro.
E la filastrocca verrà ripetuta il 30 maggio da Ruth Wilson, sodomizzata ripetutamente, derubata di una collana di diamanti e costretta al silenzio sotto minaccia di far male al figlioletto.
Adesso la sinfonia di morte del maestro Ricky Ramirez comincia il suo crescendo.
1 giugno 1985. Questa volta la finestra "violata" è quella della casa di due sorelle, Malvia e l'invalida Blanche Wolfe, insegnanti pensionate. Il nostro assalitore le uccide a colpi di martello e, non contento, violenta il corpo senza vita di Blanche.
Sul luogo del delitto gli agenti trovano un enorme pentacolo rovesciato tracciato su di una parete e un altro pentacolo rovesciato, disegnato con del rossetto, sulla coscia della povera invalida.

Gli inquirenti decidono così di seguire la pista satanista e stilano un profilo abbastanza completo del "loro uomo": razza ispanica, 25-30 anni, vestito tutto di nero, capelli lunghi e trascurati, igiene pessima, fronte alta, volto scarno e butterato, mento squadrato, labbra tumide. Il killer è inoltre irrefrenabile e diventa sempre più feroce. Bisogna fermarlo al più presto.

Nonostante l'accurato lavoro delle forze dell'ordine, Los Angeles, nelle seguenti 6 settimane è testimone di una serie impressionante di brutali omicidi che gettano ben presto nel panico la gente.
Nessun lucchetto è abbastanza robusto per tenere lontano Ricky, nessuna porta, nessuna finestra abbastanza sigillata.
Nessuno può ritenersi al sicuro, perché il diavolo non ha preferenze come i "normali" serial killer. Le sue vittime hanno qualsiasi estrazione sociale, qualsiasi età, qualsiasi colore della pelle, entrambi i sessi.
Tra giugno e agosto 1985, le vittime del Night Stalker saranno almeno 13, colpite da una pistola, violentate, percosse, derubate, massacrate, mutilate, o costrette a inneggiare al demonio.
Solo alcuni di loro sopravvivranno .
Sulle sue tracce, non ci sono più gli inquirenti ma una vera e propria task force di 200 investigatori, coadiuvati da una squadra speciale dell'FBI. Proprio questi ultimi decidono di "giocare sporco": per fare pressione psicologica sul mostro, viene indetta una conferenza stampa nella quale viene dichiarato fermamente che gli indizi sono tanti e che il Serial Killer sta per essere arrestato.
La popolazione reagisce armandosi, creando ronde notturne di cittadini volontari, stampando volantini con l'identikit dell'ispanico alto magro e olivastro.
Ricardo non ci pensa due volte: lascia immediatamente Los Angeles e sposta le sue mattanze a San Francisco. Viene versato altro sangue per alimentare le insaziabili fornaci dell'inferno, per soddisfare la propria voglia di morte e il volere del suo "Signore".
I poliziotti della baia di San Francisco non ci mettono molto a capire che il killer adesso si aggira per i loro sobborghi, inoltre, cosa comune a quasi tutti i killer seriali, dopo un certo periodo sopraggiunge la "fase dell'onnipotenza": l'assassino si sente imprendibile, forte, e più intelligente degli investigatori che gli danno la caccia.
È a questo punto che anche il Night Stalker comincia a commettere gli errori più madornali, è a questo punto che crea i presupposti che solitamente portano al suo arresto.
In uno squallido hotel di periferia, l'Hotel Bristol, Ricky finge di essere analfabeta e firma sul registro dei clienti con la solita X, ma la sua X è un pentacolo rovesciato. L'albergatore, già insospettito dall'aspetto trasandato dell'ospite, molto somigliante a quell'identikit intravisto la mattina precedente su un volantino, chiama immediatamente la polizia.
Il killer se ne è ritornato a Los Angeles e, prima, viene visto da due passanti rubare una macchina in pieno giorno e, poco dopo, affitta un appartamentino da Serafin Arredondo, pagando in diamanti rubati (alle sue vittime) e firmandosi come Ricardo Ramirez, il suo nome di battesimo.

Il 31 agosto 1985 l'incubo finalmente finisce. Come nel più classico dei film, il male viene sconfitto ancora una volta.
Ramirez è appena tornato da Phoenix con un carico di cocaina da vendere, e si aggira nei dintorni della stazione degli autobus della Città degli Angeli. Ignora che ormai la polizia sa tutto di lui, ignora che ogni palo della luce, ogni muro, ogni giornale porta la sua faccia.
Invece di nascondersi come un animale braccato, il Night Stalker si reca tranquillamente a un negozio di liquori dell'East Side Barrio. Non si è accorto delle persone l'hanno riconosciuto, dei passanti che lo stanno seguendo e della folla che lo sta accerchiando.
Ci vorrà una intera pattuglia di polizia per salvarlo dalla lapidazione, dalla sete di vendetta della massa di cittadini accorsi.

EPILOGO
Il processo del Night Stalker è passato alla storia. Cominciato in ritardo di 3 anni, si è rivelato un vero e proprio teatrino.
Ricky Ramirez ha alternato mezza dozzina di avvocati difensori, i 3000 giurati sono diminuiti a vista d'occhio con il passare dei mesi, fino a diventare 12 (di cui 7 ispanici). Una di essi verrà pure uccisa in circostanze misteriose.
Mattatore di questo processo (costato agli U.S.A. ben 2 milioni di dollari) è stato ovviamente Ramirez: indossando un paio di onnipresenti occhiali da sole, minacciò il giudice, mostrò sprezzante ai fotografi e ai cameraman un pentacolo rovesciato inciso sul palmo della mano, rise sguaiatamente alle testimonianze drammatiche, minacciò di morte i parenti delle vittime e ogni tanto, preso dalla follia, ha pure cantato frasi sconnesse mentre mimava pose diaboliche.
Il 20 settembre '89 Ricky è stato ritenuto colpevole di tutti e 41 i crimini commessi (non tutti sono omicidi) e condannato alla camera a gas.
Ovviamente anche il processo per i reati di San Francisco si è concluso con una condanna. Ramirez verrà giustiziato nell'estate del 2006, tramite iniezione letale. In attesa che arrivi il giorno fatidico, l'assassino passa il tempo nel braccio della morte di San Quintino, dipingendo quadri molto richiesti e rispondendo alle lettere dei fan.
Dal 1996 è sposato con Doreen Lioy, una giornalista che ha sempre sostenuto la sua innocenza.

"Voi non mi capite. E neppure mi aspetto che lo facciate, non ne siete capaci. Sono al di là della vostra concezione, sono al di là del bene, al di là del male. Non credo nei dogmi ipocriti e moralistici della cosiddetta società civile. Non ho bisogno di guardare al di là di questa corte per vedere tutti i bugiardi, gli assassini, la gente piena di odio, gli sbandati, i codardi paranoici. Vermi, mi fate schifo! Legioni della notte, progenie del buio, non ripetete gli errori del Night Prowler e siate spietati. Sarò vendicato!"
(Ricky Ramirez, dichiarazione di fine processo, il 20 settembre 1989

Aggiornamento 2006: Il 7 agosto, la Corte Suprema ha respinto l'ultimo appello di Richard Ramirez. Per legge, l'esecuzione capitale (che doveva avvenire quello stesso mese) è slittata a una data ancora da definirsi. Nel frattempo, Doreen Lioy ha giurato che si suiciderà quando l'esecuzione avrà luogo.


martedì 18 novembre 2008

Donato Bilancia


MODUS OPERANDI: Spregiudicato giocatore d’azzardo, ladro e rapinatore, psicopatico, il suo modus operandi era dettato dal ritmo e dai tempi o sotto l’impeto della vendetta; eliminava chi rappresentava un ostacolo al ragiungimento dei suoi scopi, esclusi gli omicidi a sfondo sessuale.



"Uscivo di casa e decidevo di ammazzare, così come avrei potuto decidere di andare al ristorante.
Io mi agito per una marachella e poi ammazzo come niente fosse"
(Donato Bilancia)


Strana la vicenda di Donato Bilancia, molto strana. Un serial killer diverso, non ha preferenze per le vittime, non ha motivazioni sessuali o motivazioni particolari, è il caso a scegliere, a volte la vendetta. Chiunque incappa sulla sua strada rischia di essere freddato dalla sua rivoltella Smith & Wesson calibro 38.
La lista delle vittime è molto lunga, ben 17, tutte persone che avevano un’unica colpa: trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Una coppia di orefici, due cambiavalute, tre metronotte, un giocatore d'azzardo, un benzinaio, un capozona del Totonero con la moglie, quattro prostitute e due viaggiatrici sul treno cadono sotto i colpi di pistola di Donato Bilancia tra il 16 ottobre 1997 - 6 maggio 1998.
Bilancia appare agli investigatori come un uomo 47enne, colto, plurilingue, dai modi raffinati e disinvolti, con tre grandi vizi: il gioco, il lusso e il fumo. Questo vizio non gli piace nemmeno, ha provato più volte a levarselo. Dietro questa facciata gentile si nasconde però un uomo malato mentalmente, segnato da un passato atroce.

Donato Bilancia nasce il 10 luglio 1951 in un piccolo centro vicino a Potenza e nel 1956 si trasferisce in Liguria con tutta la propria famiglia.

La sua infanzia è imbarazzante e solitaria. Fino all'età di 10/12 anni soffre di enuresi notturna. La sua vita in famiglia è fatta di piccoli gesti e pochissime parole. Piano piano, nel corso degli anni, il giovane Donato coltiva rabbia e rancore nei confronti dei genitori e del fratello maggiore, ma non riesce ad esprimerli, li accumula dentro di se fino a riempirsene.

Sua madre lo sottomette spesso a esperienze di grande frustrazione e umiliazione sessuale. In particolare Bilancia dichiara più volte ai psichiatri di non riuscire a dimenticare l'imbarazzo, la sofferenza e la rabbia provate quella volta in cui, quasi adolescente, la madre lo denudò di fronte alle cuginette più grandi, per mostrare loro come è un pene.

Durante gli anni della scuola Bilancia si “sfoga” commettendo furti e scassi. Diventa presto un abile ladro, il che lo fa sentire sempre più onnipotente. Fino a quando nel 1974, all'età di ventidue anni, viene fermato dalla polizia colto in flagrante mentre ruba dei panettoni su un furgone. Lo stesso anno è fermato per detenzione d'arma e nel 1976 è arrestato per rapina, ma riuscirà ad evadere.

L’orrendo passato di Donato Bilancia riserva altre sorprese...

1972 – Cade da un viadotto a bordo di un camion. Sopravvive ma il prezzo da pagare sono delle gravi ferite multiple e un coma di 10 giorni.

1982 – Il fratello maggiore si lancia sotto un treno per suicidarsi. Non è solo, in braccio tiene il figlio neonato. Secondo gli psichiatri che seguono il killer in carcere, questo è sicuramente l’episodio chiave della pazzia di Bilancia.

1990 – A bordo di un auto (non guidata da lui) si schianta contro un palo della luce. Ancora coma, questa volta di 5 giorni.

Ripresosi da questo incidente, Bilancia diventa un amante del gioco e vive d'espedienti. Ama molto le belle macchine: Porsche e Mercedes in particolare, frequenta i casinò indebitandosi fino al collo e da lì ad uccidere il passo è breve. Siamo nel 1997, le prime vittime sono personaggi e amici conosciuti nelle bische. Un bottino di dieci o venti milioni, oppure qualche gioiello possono valere la pena di tirare il grilletto. Il problema è che Donato Bilancia ci prenderà gusto..e finirà per esagerare.

GLI OMICIDI PER SOLDI E VENDETTA

Genova, 16 ottobre 1997. Giorgio Centanaro, imprenditore legato al mondo delle bische clandestine, viene trovato morto soffocato nella sua casa di via Merello a Molassana. Inizialmente si pensa a un infarto, ma è stato soffocato nel sonno da Bilancia, con un cuscino. Un omicidio classico per un movente classico: debiti di gioco. Nell’uscire dalla villa Bilancia ha addirittura l’accortezza di chiudere la porta dietro di se.

Genova 24 ottobre 1997. Sono da poco passate le 16 quando la donna delle pulizie di casa Parenti trova una brutta sorpresa ad accoglierla: Maurizio Parenti (installatore di videogiochi 42enne, coinvolto nel racket e amico del boss mafioso locale) viene ritrovato morto insieme alla propria moglie. I due erano appena tornati dalla luna di miele.

Questa volta Bilancia ha colpito con l’inganno, facendosi portare in casa da Parenti. I due coniugi sono stati prima denudati (“il nastro aderiva meglio sulla pelle nuda”) quindi legati e imbavagliati con del nastro adesivo. In seguito il killer li ha fatti sdraiare sul letto e, salito sopra anche lui, ha ucciso Maurizio con un colpo alla tempia e la moglie con due colpi al petto (“dopo il primo colpo al petto ancora si lamentava, le ho sparato un altro colpo per evitare che soffrisse”). La camera viene svaligiata: il bottino incassato da Bilancia ammonta a 13 milioni di lire, 2 rolex e qualche assegno.

Walter (così lo chiamano gli amici, tra cui c’era anche Maurizio Parenti) è però un folle lucido. Utilizza i guanti per non lasciare tracce, addirittura si toglie le scarpe per salire in piedi sopra al letto. Il giorno dopo butta gli assegni e i rolex per non venire rintracciato.

Genova, 27 ottobre 1997. Donato Bilancia uccide Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, orefici in pensione. Si salva la loro domestica rifugiatasi in terrazzo. Il killer penetra nella casa spacciandosi per postino, ma si trova comunque costretto a uccidere i due pensionati viste le loro resistenze al tentativo di rapina. Bruno Solari, prima di essere colpito due volte alla schiena, riesce quasi a spingere Bilancia fuori dalla porta.

Ventimiglia, 13 novembre 1997. I debiti sono sempre più alti, l’assassino è capace di perdere 70 milioni di lire in una serata, così nelle sue mire cade anche Marro, un cambiavalute. L’ufficio dell’uomo è ovviamente blindato e Bilancia è costretto a spiare il suo comportamento per diverse sere, fino a quando capisce che Marro lascia sempre la porta aperta quando butta la spazzatura. Approfittando di questa leggerezza la notte del 13 novembre Bilancia entra nell’ufficio, costringe Marro a svuotare la cassaforte (45 milioni di lire) e poi gli scarica contro tutto il caricatore alla testa (“aveva tentato di reagire e mi sono spaventato”).

Genova, 25 gennaio 1998. Dei vecchi rancori da sfogare contro le forze dell’ordine si accendono nella mente di Walter che comincia il 1998 con una voglia irrefrenabile di uccidere un metronotte. Osserva per ben due sere il comportamento dei vari metronotte in cerca della vittima perfetta. Alcuni metronotte toccano con il proprio giro Via Assarotti, sede della polizia e vengono esclusi. Altri si radunano a gruppetti presso un tabaccaio o una concessionaria Fiat. Esclusi anche loro. Giangiorgio Canu invece perlustra da solo Via Armellini, entrando nei vari portoni a rotazione. Donato Bilancia studia bene il quartiere e sceglie di aggredire il metronotte nel secondo portone: in quel palazzo l’ascensore è di fronte all’entrata e il killer avrebbe potuto controllare meglio la situazione. Proprio il quel portone, il 25 gennaio, Canu viene trovato morto.

Ventimiglia, 20 marzo 1998. Ancora un cambiavalute: Enzo Gorni. Per entrare nel locale blindato di questo, l’assassino aspetta che Gorni esca a pulire la vetrina. Penetrato all’interno Bilancia obbliga il cambiavalute a svuotare la cassaforte ma, non essendo soddisfatto del bottino, chiede al cambiavalute di consegnare altri soldi. Enzo Gorni è molto furbo e assicura al suo sequestratore che dietro il bancone ce ne sono molti altri. Mentre Bilancia si reca in quella zona, Gorni corre speranzoso verso la mensola dove tiene la pistola…ma non ci arriverà mai. In preda alla rabbia Bilancia gli scarica addosso tutto il proprio caricatore. Il bottino è di 10 milioni di lire e 20mila franchi francesi. Nella fuga si scontra con il cognato di Enzo Gorni, che riconoscerà in sede di processo sia Donato Bilancia che la Mercedes nera sulla quale l’assassino è scappato.

Novi Ligure, 24 marzo 1998. Bilancia è in macchina con un viado ma viene colto in fragrante da due metronotte. Uno dei due uomini gli ordina di scendere dall’auto mentre l’altro si reca a chiamare la centrale. La paura dell’arresto fa scattare il meccanismo omicida di Bilancia: l’assassino scende dalla macchina e uccide con un solo colpo il metronotte in piedi davanti a lui. Altri due colpi vengono sparati contro il metronotte che stava per chiamare la centrale dall’auto. Il transessuale approfitta della confusione per scappare velocemente tra due cespugli..per il serial killer si rivelerà il transessuale più agguerrito del mondo. Bilancia spara due colpi ai cespugli ma manca il bersaglio. Quindi altri tre colpi cercando di seguire i rumori delle fronde, come fanno i cacciatori. Ma il viado viene mancato nuovamente. Arreso Bilancia torno ai due metronotte e li finisce con un colpo a testa, quando il viado gli salta addosso. La colluttazione è tremenda, Bilancia ha finito le pallottole: per liberarsi del transessuale è costretto a colpirlo più volte con il calcio della pistola fino a farlo svenire. Quindi scappa di corsa con la sua Mercedes.

Arma di Taggia, 21 aprile 1998. L’ultimo omicidio di un mostro ormai identificato e braccato. Donato Bilancia decide di rapinare un distributore sull’autostrada. Con la scusa di un chilo d’olio, Bilancia fa entrare il benzinaio Giuseppe Mileto nel gabbiotto dove gli estorce tutto l’incasso della giornata (1 milione di lire). Ma l’imprevisto è come sempre dietro l’angolo. Un ragazzo si avvicina in auto e chiede il pieno. Bilancia si nasconde dietro ad alcune macchine. Da quella postazione nota che, mentre il ragazzo paga con la carta di credito, il benzinaio gli sussurra qualcosa all’orecchio. Pessima mossa. Bilancia è iratissimo: aspetta che il ragazzo risalga in macchina e si allontani, entra nuovamente nel gabbiotto e scarica tutti i proiettili addosso al povero Mileto.

GLI OMICIDI DELLE PROSTITUTE
Il gusto di uccidere ha ben presto preso il sopravvento sul bisogno di soldi. Tra le vittime di Bilancia troviamo così ben 4 prostitute, uccise tutte nel giro di appena 1 mese.

Varazze, 9 marzo 1998. Stela Truya di 25 anni, prostituta albanese, è la prima prostituta a cadere vittima della follia del killer. Bilancia la porta su una scogliera, e la costringe con delle minacce ad ammirare il mare, tutta nuda. Mentre la ragazza esegue lui, alle sue spalle, le avvolge la testa in un asciugamano e fa fuoco.

Pietra Ligure, 18 marzo 1998. Luydmila Zuskova di 23 anni, prostituta ucraina, viene freddata sempre con dei colpi alla nuca, questa volta il rumore viene attutito con la blusa della ragazza. Dopo un rapporto orale con la promessa del pagamento di 1 milione, Bilancia ha fatto retromarcia fingendo di sbattere contro un albero. Quando la ragazza è scesa e gli ha voltato le spalle, il killer l’ha uccisa.

Cogoleto, 29 marzo 1998. È il turno di Evelin Tessy Edsohe di 27 anni, prostituta nigeriana. Bilancia accosta vicino a un muro, per impedire che la ragazza possa uscire dalla sua Mercedes nera. Ma Evelin reagisce, prova a fuggire dal lato del guidatore, lotta contro il suo assassino riuscendo a morderlo alla mascella. Donato si rivela ovviamente più forte di lei e le scarica 3 volte la pistola sulla nuca.

Pietra Ligure, 14 aprile 1998. Ancora una prostituta, l’ultima: Kristina Kwalla Mema, macedone di età non conosciuta. Finito il rapporto sessuale, Bilancia la fa scendere dall’auto e le chiede di sedersi in terra perché non vuole che lei veda la targa. Mentre la ragazza esegue, lui la copre con un giubbotto e le spara alla tempia.

I DELITTI IN TRENO
I delitti più malati e inspiegabili di Donato Bilancia. Quelli che lo hanno reso famoso e che hanno richiamato maggiormente l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Due ragazze sconosciute, viste per caso in treno. Dietro a questi due omicidi non c’è nessun movente, nessun bisogno di denaro. Solamente pura follia di un momento.

Intercity La Spezia – Venezia, 12 aprile 1998. Elisabetta Zappetti ha 32 anni e fa l’infermiera. Donato Bilancia la pedina sul treno e attende che la ragazza vada in bagno. Con una chiave quadra è facilissimo scassinare la porta di un bagno, soprattutto per un abile ladro come lui. Elisabetta in seguito alla sgradita intrusione si mette a urlare, ma non fa in tempo a fare altro. Bilancia, con una rapidità invidiabile, le copre la testa con la giacca e spara.

Treno Genova-Ventimiglia, 18 aprile 1998. Sono appena trascorsi 4 giorni dalla sua ultima prostituta uccisa, e il serial killer della Liguria prova nuovamente il desiderio di uccidere. La serata gli è andata malissimo, ha perso diversi milioni di lire ai tavolini del Casinò di San Remo, e così Bilancia decide di salire sul treno diretto 288 delle 21.55, Genova – Ventimiglia per tornare a casa.

Maria Angela Rubino ha 29 anni e fa la cameriera, la sua unica colpa è l’aver utilizzato il bagno del vagone in cui è seduto Donato Bilancia. L’uomo aspetta qualche secondo, poi estrae la solita chiavetta quadrata e scassina il bagno. La ragazza, sotto la minaccia della pistola, è obbligata a inginocchiarsi dando la schiena all’assassino (“non volevo incrociare il suo sguardo” ). Bilancia prende la giacca che la ragazza aveva appoggiato al lavandino, le copre la testa e spara per l’ennesima volta. Nell’uscire compie un gravissimo errore: si masturba sul corpo della giovane e si ripulisce la mano sulla spalla del cadavere. Gli inquirenti adesso hanno il suo DNA! Alle 22.15 il killer scende, come se nulla fosse, alla stazione di Bordighera e si reca a casa. Per questo omicidio gli sono bastati 20 minuti.

EPILOGO
Più di un testimone oculare ha assistito alle stragi di Donato Bilancia e notato la presenza di una Mercedes nera. Il viado Julio Castro, quello sopravissuto al delitto dei due metronotte di Novi Ligure, ha fornito agli inquirenti un accurato identikit del folle omicida.

Il turbolento passato e la lunghissima fedina penale dell’uomo spingono le forze dell’ordine a concentrare tutti i propri sforzi su Donato Bilancia come unico sospetto. Manca solo il suo DNA da confrontare con quello dello sperma ritrovato sulla spalla della Rubino.

Come abbiamo detto inizialmente Bilancia ha solo 3 vizi: il gioco, il lusso e il fumo. E gli inquirenti lo sanno. Se i primi due vizi lo hanno spinto a cominciare gli omicidi, il terzo rappresenterà il suo biglietto di sola andata per il carcere.

Pedinato da due poliziotti in borghese in un bar, Donato Bilancia gusta un caffè accompagnandolo a due sigarette, quindi esce dal locale tranquillamente. I due poliziotti non lo seguono. Rimangono nel bar e raccolgono le due sigarette. Successivamente da esse verrà estratto il Dna che coinciderà con quello già in possesso degli investigatori. È fatta: l’assassino ha finalmente un nome e un cognome.

Il 6 maggio 1998, alle 13, in una strada del centro di Genova, due carabinieri avvicinano Donato Bilancia e lo arrestano. Nella sua macchina vengono rinvenuti proiettili e quella pistola calibro 38 che tanto ha sparato e ucciso.

Pochi giorni dopo arriva la confessione di tutti gli omicidi. Bilancia è inarrestabile e con una freddezza glaciale tira fuori la lista delle vittime. Nessun movente preciso, nessun senso di colpa, nessun cedimento trapela dalla confessione, anzi durante il lungo interrogatorio Bilancia appare freddo e distaccato. Come se in realtà sul banco degli imputati ci fosse stata un'altra persona.

Il 14 febbraio 2001 la Corte d'Assise d'appello lo condanna a 13 ergastoli e 28 anni di reclusione che Bilancia sta attualmente scontando. Recentemente è apparso in televisione in una intervista scandalo per Domenica In.

LA ZONA D’OMBRA
Il caso Bilancia non è esente da misteri e dubbi irrisolti. È difficile accettare per l'omicidio del metronotte Giangiorgio Canu la motivazione di un vecchio rancore provato da Bilancia verso gli agenti notturni. È difficile immaginare Bilancia, da solo, in questo omicidio e in quello della coppia Parenti.

Per i magistrati la confessione è stata considerata esauriente, ma come negare che essa scricchioli non poco alla luce della ricostruzione dei fatti? Come Bilancia riuscì, senza la collaborazione di un complice, a immobilizzare il massiccio Giangiorgio Canu prima di ucciderlo a freddo? Come riuscì a uccidere Parenti e sua moglie senza che questi opponessero la minima resistenza? E quali erano i rapporti tra Bilancia e la mafia locale che gestiva il giro dei videopoker del genovese, ma faceva anche da regia occulta al racket della droga e della prostituzione?

Non lo sapremo mai, il caso è chiuso.

Progetto a cura di Chiara Migliorini e Martina Suriano.