AUTORI: Ruben De Luca, Vincenzo Mastronardi, Vincenzo M. Mastronardi
Analizzando un campione di 2230 assassini identificati, provenienti da tutto il mondo, gli autori coniugano la trattazione teorica alla rivisitazione dei casi più eclatanti in 207 schede informative; propongono inoltre una classificazione motivazionale dell'omicidio seriale e una nuova ipotesi di trattamento per i colpevoli.
Questo volume si presenta quindi come uno strumento operativo per psicologi, psichiatri, criminologi, investigatori, avvocati, magistrati e per tutti gli altri operatori che, in qualche modo, entrano in contatto con questo tipo di crimine (ad esempio, scrittori, sceneggiatori e attori), ma si rivolge anche a tutte quelle persone che sono semplicemente curiose di conoscere l'universo segreto dei serial killer.
I serial killers sono la peggior specie di assassini.
Essi violano il diritto alla vita per il solo piacere personale, e talvolta per la ricerca di una notorietà che dia senso alle loro altrimenti vuote ed insignificanti vite.
Un approccio scientifico garantisce la diffusione di una cultura che ci permetta di reagire in modo radicale ed immediato alla diffusione di questo fenomeno.
Dobbiamo essere più forti, più veloci, più preparati di loro.
Dobbiamo stargli un passo avanti, guardarli dall'alto.
La nostra unica arma è la conoscenza.
(David Papini)
venerdì 16 gennaio 2009
I serial killer. Il volto segreto degli assasini seriali: chi sono e cosa pensano? Come e perché uccidono? La riabilitazione è possibile?
mercoledì 7 gennaio 2009
Il libro nero dei serial killer
Di Donald Seaman, Colin Wilson.
Newton Compton.
Un volume acuto, esaustivo e dettagliato, che fornisce un quadro minuzioso del modus operandi dei diversi assassini, e descrive le dinamiche motivazionali e psicologiche che spingono i serial killer a scegliere le proprie vittime. L'edizione italiana è aggiornata e ampliata da Andrea Accorsi e Massimo Centini, autori del volume "La sanguinosa storia dei serial killer", che ha ottenuto un grande successo di pubblico. Un testo completo e ricco, che con un linguaggio divulgativo e chiaro tenta di scandagliare la misteriosa, spaventosa mente dei predatori umani.
lunedì 5 gennaio 2009
SERIAL KILLER ITALIANI

Di Gordiano Lupi - Editoriale Olimpia
Che cos'è Serial Killer Italiani, edito da Editoriale Olimpia?
Un saggio, indubbiamente. Un testo che nella sua lunga parte introduttiva classifica e cataloga, espone teorie, racconta casi, fa confronti.
Ma in un periodo di comunicazione-shock come questo - in cui il termine "mostro" è diventato un uso comune per una categoria ben più ampia di persone rispetto ai "soli" Serial Killer - questo libro assume anche una connotazione diversa, quella, cioè, molto più tragica del libro di storia.
Perché a sfogliare le circa trecento pagine di questo interessante volume si scoprono sì gli orrori fuoriusciti dalle menti sconvolte di tanti nostri compatrioti, ma si ricostruisce anche un lungo percorso di sangue (temporale e geografico) - senza collegamenti se non quelli che ne ricava (fin dove possibile) la memoria - che avvolge la vita più o meno recente del nostro paese, tratteggiandone inquietudini sorte dalla vita di provincia o dai sobborghi delle periferie o ancora, a volte, anche dalle zone bene di città che tutti conosciamo. Lasciando piccole fotografie sbiadite di decine e decine di luoghi ben definiti e ben collocati in un periodo specifico e riconoscibile. Offrendoci tante piccole “cartoline dall’inferno” scritte e spedite da nomi che sono diventati indelebili personaggi italiani conosciuti nel mondo, come, ad esempio, il Mostro di Firenze o il più delineato Roberto Succo.
A tenerci per mano in questo viaggio di un secolo e mezzo (il primo serial killer di cui si parla, Antonio Boggia, ha lasciato rosse tracce di sè nella seconda metà dell'ottocento – gli ultimi, ovvero le Bestie di Satana ed Enrico Zanatti, sono saliti agli onori delle cronache giusto mesi fa) è Gordiano Lupi, già noto per le sue esperienze (oltre che come editore e come autore horror noir) nella saggistica. E come sempre, anche quando si parla di storia, l'autore non è trascurabile. Perché Lupi è Lupi e quando ti immergi in questo o quello specifico lungo momento di follia è la sua voce che senti. E' la sua voce che ti racconta. E anche se in questo libro non si vuole certo rielaborare in chiave letteraria episodi che già superano la fantasia, il tocco personale si nota. Conferendo all'esperienza di lettura quell'agrodolce delle storie raccontate da qualcuno che conosci. Così che, quando ti trovi di nuovo in quel momento in bianco e nero che la tua memoria non ha mai del tutto rimosso, ti confondi quasi e non sai più cosa tu abbia sentito dalla televisione, o dai vicini di casa, e invece cosa tu stia assorbendo dalle pagine di questo testo.
Che dire ancora? se - a mio parere - un libro su questo argomento, anche solo venti anni fa, sarebbe stato adatto solo ad uno studioso o a qualcuno che sarebbe poi stato additato dagli altri come un curioso-morboso, oggi queste tematiche hanno perso quella capacità di mordente sul "lato oscuro" lasciando intatta però la loro attrattiva letteraria e psicologia. E questo spiega il numero crescente di uscite di testi sui killer seriali, sui mass murder o sui tanti segreti neri (o nerissimi) che costellano il passato nostro e di quasi qualunque altro posto nel mondo.
Perché oggi - un libro sui serial killer è veramente un libro di storia, o almeno quasi. E perché tutti, leggendolo, vorremmo capire perché. Senza, in effetti, riuscirci.
venerdì 3 ottobre 2008
Perché non sono diventato un serial killer. Autobiografia di un uomo solo
Di Nazzareno Zambotti.
Einaudi.
La formazione criminale di un 'cane sciolto', nato dalla parte sbagliata, vissuto ai margini di tutto, in guerra perenne. Gli anni in collegio e in carcere, la vita persa e febbrile nella Roma delle borgate, tra punizioni e vendette, ascese e cadute improvvise, fango e disperato orgoglio. Una controstoria picaresca dell'Italia ufficiale, un libro sconvolgente che nasce dalla strada e rivela la metà nascosta del mondo. Nazzareno Zambotti nasce a Roma nello stesso giorno della Costituzione italiana, il primo gennaio 1948, e impara subito che c'è una dura legge delle cose, che può facilmente diventare un destino. Mentre intorno a lui il Paese cresce, per lui non c'è crescita. Senza una casa, la madre lo sbatte in collegio, e lo dimentica lì. Lì impara le regole più crudeli, e impara anche a farsi giustizia da sé. Così, quando a quindici anni uscirà, sarà solo per passare al carcere minorile. E quando riuscirà a scappare, sarà ormai pronto a inanellare un reato dopo l'altro, alternando intensi momenti di libertà a lunghi anni di prigione. Eppure, caparbio e a testa bassa come in ogni altra cosa, Zambotti continua a pensare che la vita gli deve qualcos'altro: quello che lui stesso riesce a tirarle fuori. Per questo, a cinquant'anni, scrive, e racconta gli anni che ha perduto. Ne nasce un libro unico, che avvince il lettore dalla prima all'ultima pagina mostrandogli una realtà che incrocia continuamente la sua, eppure rimane del tutto invisibile. Che cos'è una 'persa', e che succede se, anziché seguire la legge del branco, un ragazzo si innamora di lei e la vuol proteggere dagli altri? E si può finire a spacciare eroina per garantire le dosi a una 'tossica', protagonista di una tragica storia d'amore? Come ci si comporta se si ruba in troppi un Tir pieno di sigarette? Che cos'è una 'puncicata' in carcere? I capitoli avventurosi, picareschi, a volte comici, più spesso angoscianti, di un'esistenza in cui nulla viene risparmiato, neppure le accuse più infamanti, si alternano serrati disegnando il ritratto indimenticabile di un 'cane sciolto', del tutto solitario, che sembra sprofondare sempre più nell'abisso, eppure rifiuta, fino all'ultimo, di credere che il destino sia completamente segnato.
martedì 12 agosto 2008
Il giudice Porfirij. Un serial killer nella San Pietroburgo di «Delitto e Castigo»
Di Roger N. Morris.
Rizzoli
A San Pietroburgo è pieno inverno, un freddo che stacca la pelle. Impiccato a un albero nel Parco Petrovskij, penzola il cadavere congelato di un uomo alto e massiccio, quasi un gigante, con una scure insanguinata sotto il cappotto. Poco distante, stipato in una valigia, un nano, il cranio spaccato da una profonda ferita. Tutti, inclusa l'anziana prostituta che ha scoperto i due corpi - insieme a seimila rubli e un mazzo di carte da gioco pornografiche - sono convinti che il gigante si sia tolto la vita dopo aver infierito sul suo grottesco compagno. Ma il giudice istruttore Porfirij Petròvic, alla sua prima indagine dopo l'arresto del giovane Raskòl'nikov, non ne è così sicuro. L'autopsia rivela, infatti, che l'impiccato è morto per avvelenamento e la terribile ferita è stata inferta al nano 'post mortem'. L'unico indizio per scoprire l'identità delle vittime è una ricevuta del monte dei pegni rinvenuta sul corpo dell'impiccato: Virgìnskij, uno studente ridotto alla fame e con il vizio del laudano, aveva impegnato alcuni libri non suoi per racimolare qualche spicciolo. Nei quartieri più malfamati della città, tra derelitti e ladri di anime, Porfirij Petròvic ingaggia una vera e propria guerra all'assassino, finché, con lucidità e con astuzia, giunge a incastrare tutti i tasselli di un mistero intricato e oscuro quanto i recessi dell'anima russa.
venerdì 11 luglio 2008
Serial Killer. Storia, sangue, leggenda
Di Harold Schechter, David Everitt.
Arcana.
“Serial killer”: un’espressione che non ci scandalizza quasi più e che, anzi, ormai è entrata nell’uso comune. Eppure è stata coniata poco tempo fa – negli anni Settanta, per la precisione, dagli investigatori dell’fbi – perché prima di una certa epoca esistevano ancora semplici “mostri”, “efferati assassini”, o tutt’al più “maniaci”.
In compenso, il loro profilo psicologico è sempre stato lo stesso: persone capaci di compiere almeno tre omicidi lungo un arco temporale relativamente lungo. Le ragioni? Più o meno sempre le stesse, anche quelle: sadismo, vendetta, riscatto sociale e (ovviamente) sesso.
Tutto questo immaginario è stato letteralmente vivisezionato da Schechter ed Everitt per dare vita al loro Serial Killer: storia, sangue, leggenda, dove i due autori ricostruiscono al 100 per cento un fenomeno che continua a mantenere una salda presa sull’immaginario collettivo: dalla preistoria di Jack lo Squartatore ai giorni nostri. Da fenomeno cult marginale, ristretto alla nicchia dei fan più oltranzisti del cinema splatter, la fascinazione morbosa per gli assassini seriali si è ormai trasformata in un vero e proprio genere di massa, alimentato da un crescente e spasmodico interesse da parte dell’industria culturale.
Arte, cinema, ossessioni, tipologie, modus operandi, statistiche, curiosità e quant’altro rientri anche marginalmente nell’argomento, non sfuggono alla lente investigativa di Schechter ed Everitt che, aiutati da uno stile pop e divulgativo riescono a informare e analizzare il quadro socioculturale dei nostri giorni, nonché a intrattenere il lettore con le giuste dosi di ironia e black humour.
Contiene un capitolo esclusivo sui serial killer italiani curato da Silvia D’Ortenzi. Il Mostro di Firenze, il killer dello Zodiaco, Donato Bilancia, Michele Profeta: quali sono le differenze e i profili psicologici degli assassini più efferati?
sabato 5 luglio 2008
Il silenzio degli innocenti
Di Harris Thomas.
Mondadori.
È il secondo libro, dopo Red Dragon in cui compare il personaggio dello psichiatra serial killer Hannibal Lecter.
Nel 1991 ne è stato tratto un film omonimo, interpretato da Anthony Hopkins e Jodie Foster, che ha vinto 5 premi Oscar.
La comparsa di un nuovo assassino seriale con la brama dello scuoiare le sue giovani e belle vittime, motiva Jack Crawford ad assegnare alla promettente Clarice Starling il ruolo di risolvere il caso. E la chiave è interrogare il serial killer Hannibal Lecter, recluso da oltre otto anni nel Cheasapeake (in seguito Baltimora) State Hospital, diretto dal "dottor" Chilton. L'FBI ritiene che Lecter possa sapere molte cose su "Buffalo Bill", e poiché rifiuta di aprir la sua mente, forse una giovane donna può far leva sulla sua folle genialità.
Clarice fissa un "appuntamento" con l'omicida, ma viene messa in guardia sia da Crawford che da Chilton : è importante non rivelare nulla di sé stessi, o mostrarsi troppo disponibili con Lecter.
Il cannibale mostrerà subito di avere capacità mentali e sensazionali di gran lunga superiori a quelle umane, e Clarice scoprirà che la sincerità è la chiave per discutere con Lecter, per non lasciare che faccia dei suoi questionari dei semplici origami o che la possa prendere in giro. Così fornirà alla detective il primo, fondamentale indizio per scovare Buffalo Bill : cercare i valentini nell'auto di Benjamin Raspail (un vecchio paziente, e vittima, del dottor Lecter). Clarice scoprirà un vecchio magazzino appartenuto alla vittima di Lecter, dove all'interno di un'automobile d'epoca troverà una testa in formalina. Quella, rivelerà Lecter, di un marinaio chiamato Klaus, l'amante di Raspail. Tornata a parlare col cannibale, egli svela il motivo per cui Buffalo Bill uccide : "vuole fare un panciotto con le tette". Lecter scende a un patto : aiuterà nelle indagini se avrà una cella con una finestra.
Trovata la sesta vittima, Starling aiuta Crawford nell'autopsia e trova il crisalide di un insetto nel palato molle della ragazza. L'agente porta la crisalide ad esaminare da due esperti, e si scoprirà che l'insetto è una Acheronthia Styx, detta Testa di Morto per il suo disegno sul dorso. Poco dopo, anche nella testa di Klaus verrà trovata la crisalide dello stesso insetto, che cresce appena in Asia, e in America deve essere allevato per vivere.
La figlia della senatrice Martin, Catherine, viene sequestrata. La sua blusa viene trovata tagliata sulla schiena : il segno distintivo di Buffalo Bill. Per trovare in fretta Catherine Martin, Clarice propone un (falso) accordo a Lecter : la promessa, da parte della Senatrice, del suo trasferimento in un carcere dove potrebbe avere maggiori privilegi. Questo accordo viene in realtà "siglato" da Crawford, la Senatrice non ne sa nulla né conosce Clarice Starling.
Lecter, dal canto suo, opta per un patto con Clarice : lui darà maggiori informazioni su Bill, se lei parlerà della sua vita. Egli spiega che il "nostro amico" ha problemi psichici riguardo la sua sessualità. Egli non è un vero transessuale, ma vorrebbe esserlo, e per le sue turbe psichiche è stato rifiutato da tutti i centri di chirurgia dove si pratica il cambio del sesso. La farfalla è la metafora del cambiamento, di ciò che è e di ciò che vorrebbe veramente essere. Clarice, invece, parla del suo passato. La morte di suo padre, e i due mesi passati nel ranch in Montana dello zio, tra pecore e cavalli.
Una volta che Clarice è andata via, Lecter ricorda tutta la conversazione avuta al tempo con Benjamin Raspail. Prima vi era Klaus, poi arrivò il geloso Jame, che uccise il marinaio e ne conservò la testa nel frigorifero e usato la pelle per cucirsi un grembiule. In quell'occasione, Raspail aveva anche fatto conoscere Jame al suo psichiatra, il dottor Lecter, di cui si fidava ciecamente.
Chilton svela l'inganno di Crawford : non c'è nessun accordo, nessuna cella con vista. Ma lui ha, invece, un affare autentico : il trasferimento di Lecter in Tennessee, dove i poliziotti usano le manette al posto delle camicie di forza, e niente maschera da hockey. Lecter decide di rivelare la verità su Bill solo alla Senatrice Martin, e Chilton accetta. Il direttore del manicomio non sa che Lecter, in passato, si è costruito con pochi pezzi di plastica una perfetta chiave per aprire le manette, e che la conserva in bocca.
In Tennessee, il cannibale, in camicia di forza e maschera sul volto, svela la "verità". Occhi azzurri, capelli biondi, alto, robusto, ottima forza fisica, età sui trentacinque anni, il suo nome è William Rubina, detto anche Billy. Il giorno successivo al suo trasferimento, Clarice gli fa visita con l'idea di portargli i suoi disegni, e continuano la conversazione. La donna svela la sua verità : dopo aver passato due mesi nel Montana, era fuggita a cavallo, il più lontano possibile. Ciò che l'aveva spinta a scappare erano le urla degli agnelli che il fattore stava macellando. E lei sentiva le loro urla ogni notte, e ogni volta le si gelava il sangue. Per questo era fuggita, per questo era all'FBI : per far tacere gli agnelli.
La conversazione viene interrotta da Chilton, ma in compenso, Lecter ha compilato il questionario. Lo consegna a Clarice attraverso le sbarre, sfiorandole un dito con la promessa di rivedersi presto. "Me lo dirai quando quegli agnelli smetteranno di gridare, vero?", le grida da lontano.
giovedì 17 gennaio 2008
A Sangue Freddo
Di Truman Capote.
Garzanti.
Nel novembre 1959, il celebre scrittore Truman Capote legge un articolo sul 'New York Times' che parla dell'omicidio dei quattro componenti della famiglia Clutters a Holcomb, in Kansas. Nonostante legga tutti i giorni vicende simili sui giornali, questa suscita in lui particolare interesse: attraverso questa storia Capote sente di poter finalmente mettere in pratica la sua teoria che una vicenda reale, se messa nelle mani dello scrittore giusto, può essere avvincente come la fiction. "Che influenza hanno avuto gli omicidi sulla cittadina di Holcomb?" Partendo da questa domanda e senza dare importanza al fatto che i colpevoli fossero stati arrestati o meno, Capote riesce a convincere l'editore del quotidiano 'The New Yorker' a farsi assegnare l'inchiesta e parte per il Kansas, accompagnato dalla sua amica d'infanzia Harper Lee (vincitrice del Premio Pulitzer con il romanzo "Il buio oltre la siepe"). Nonostante la voce infantile, le maniere stravaganti e gli abiti anticonvenzionali gli procurino l'iniziale ostilità da parte degli abitanti di quella che ama definirsi ancora parte del Vecchio West, Capote riesce a conquistarsi la fiducia dei cittadini di Holcomb, soprattutto di Alvin Dewey, un poliziotto locale che sta dando la caccia agli assassini. Questi ultimi, identificati come Perry Smith e Dick Hickock, vengono catturati a Las Vegas e ricondotti in Kansas dove, una volta processati, sono condannati a morte. Truman Capote inizia ad andarli a trovare in carcere, e ben presto si rende conto che quello che doveva essere un semplice articolo potrebbe svilupparsi come romanzo sperimentale in cui mescolare gli elementi della letteratura a quelli del reportage giornalistico dando risalto al contrasto tra l'America sicura e protetta in cui credevano di vivere i Clutters e quella amorale e violenta in cui invece vivevano Smith e Hickock. Il risultato è il romanzo scandalo "A sangue freddo", che contribuì ad accrescere la fama di Truman Capote, ma che all'epoca della sua pubblicazione suscitò una serie di polemiche di carattere letterario ed etico-sociale.
Progetto a cura di Chiara Migliorini e Martina Suriano.